Sul tema caldissimo dei cosiddetti bambini del bosco, che a mio avviso chiama ancora una volta in causa uno Stato dalla mano pesante che vincola la libertà dei singoli, è intervenuto con estrema efficacia Antonio Marziale, garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Calabria, il quale ha puntato il dito nei confronti di chi ha preso l’estrema decisione di confinare i tre minori in una casa famiglia, ossia il Tribunale dei minori dell’Aquila.
Il suo breve discorso, che val la pena riportare integralmente, lo ha espresso nel corso di un concitato dibattito giovedì mattina su Rai1, all’interno di Storie italiane, condotto da Eleonora Daniele. “Non cambio posizione di una virgola – ha esordito con atteggiamento severo Marziale -: devono ridare i bambini ai genitori. Sentendo adesso la vostra inviata – ha puntualizzato il garante -, la quale ha detto che la mamma è nella stessa struttura (in cui sono stati posti i bambini) ma al piano di sotto, e non li può vedere quando desidera; questo è un ricatto bello e buono. Questo non è accettabile! Questi bambini – ha sottolineato – non erano a rischio di incolumità. Semplicemente i genitori avevano fatto una scelta di vita non conforme agli standard di vita attuali. La magistratura – ha concluso polemicamente – , che applica fedelmente e rigidamente le regole, andasse ad applicarle dove in questo momento ci sono bambini in serio pericolo di vita, che sono tantissimi.”
Un intervento che sarebbe da incorniciare e che nella sua parte finale ci fa ricordare due recentissimi casi di fanciulli uccisi dalle madri, entrambe con gravi problemi psichici ed entrambe seguite da tempo dai servizi sociali, in cui il pericolo reale ed imminente non sembra aver dato luogo agli stessi, drastici provvedimenti adottati nei confronti dei cosiddetti bambini del bosco.
Sebbene questa, forse apparente, discrepanza rappresenti probabilmente il frutto dell’ampia discrezionalità con cui ogni Tribunale dei minori gestisce le varie situazioni che gli vengono sottoposte, è anche possibile pensare che tale discrezionalità debba comunque avere qualche limite invalicabile, onde non intaccare pesantemente la libera autodeterminazione dei cittadini e delle loro famiglie, soprattutto quando non ci sono, come nel caso in oggetto, reali e attuali gravi rischi per i minori.
Claudio Romiti
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