Famiglia nel bosco, i giudici hanno creato un nuovo incubo

Photoroom 20260406

Come è noto il Tribunale dei Minori dell’Aquila ha rilanciato la posta nel caso sempre più controverso della cosiddetta famiglia nel bosco, aggiungendo un estenuante iter psico-diagnostico onde valutare le capacità genitoriali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.
In questo senso sono d’accordo con quanto espresso da Antonio Marziale durante Storie italiane, in onda su Rai1, secondo cui dopo la prima ordinanza del Tribunale, che si basava su presunte carente strutturali, con la seconda si entra nel terreno incognito dell’opinabilità, analizzando con la lente d’ingrandimento ogni eventuale carenza genitoriale possa emergere.
Nella sostanza dei fatti, checché ne dicano i tanti benpensanti che pullulano nei nostri salotti televisivi (che si sentirebbero molto rassicurati se i tre disgraziati bambini venissero reintrodotti a forza nel mondo dorato delle playstation e delle vasche idromassaggio), si tratta di una pesantissima aggiunta di pena per i figli della coppia anglo-australiana, perché di questo si tratta: una vera e propria pena detentiva.

Dal mio punto di vista, oramai il danno è fatto, relegando i piccoli in una casa famiglia in cui possono vedere la madre solo per pochi minuti durante i pasti, il nuovo provvedimento rischia di infliggere il colpo di grazia all’equilibrio dei minori per gli anni a venire.

È evidente che siamo di fronte ad un accanimento che ancora una volta chiama in causa i difficili rapporti della politica, che in questo caso ha espresso per bocca di alcuni esponenti di governo forti perplessità sull’operato di chi ha preso una decisione così estrema, con alcune parti della magistratura; tant’è che alcuni osservatori sostengono che la oscura vicenda andrebbe posta in relazione al nodo gordiano della riforma della giustizia.

Ma a parte ciò, bisognerebbe capire per quale motivo una certa parte del Paese, che nei citati salotti televisivi – soprattutto quelli del servizio pubblico – rappresenta una netta maggioranza, si schiera in favore di un provvedimento di allontanamento realizzato dopo 15 mesi (il che dimostra che non c’era alcun rischio imminente per i bambini) e che pure nei riguardi della nuova ordinanza, che dilata all’infinito lo strazio di questa famiglia, continua a nascondersi dietro “l’interesse supremo dei minori”.

Ebbene, come è accaduto in altre vicende di rilevanza collettiva che ci è capitato di osservare nel tempo – su tutti il fenomeno del terrore virale auto prodotto durante il Covid – , sembra emergere uno dei principali retaggi della struttura psicologica dell’uomo: lo spirito gregario. Spirito gregario da cui discende ciò che spesso spregiativamente viene definito come conformismo, ossia una delle principali caratteristiche della società umana che ne hanno consentito l’enorme sviluppo raggiunto.

Tuttavia, sebbene il conformismo, strettamente congiunto con lo spirito di cooperazione tra simili, rappresenti indubbiamente un fattore fondamentale per preservare la stabilità della società, in questo caso esso si focalizza nei confronti di una famiglia pacifica che, per l’appunto, ha avuto l’unico torto di voler condurre uno stile di vita alternativo e, proprio per questo, percepita anche in modo inconsapevole come una famiglia di eretici.

Ed è veramente paradossale che molti dei loro detrattori sono gli eredi di tutti quei movimenti altrettanto alternativi e di protesta che venivano etichettati genericamente “figli dei fiori”, e che oggi si battono per una rivoluzione green, che la famiglia nel bosco ha realmente messo in pratica, evidentemente e rigorosamente a chiacchiere.

Nel frattempo è sceso in campo anche il Moige (Movimento italiano genitori, organizzazione focalizzata sulla tutela dei minori e al sostegno alla genitorialità ) che alla vigilia di Natale, attraverso il direttore generale, Antonio Affinita, ospite di Storie italiane in onda sulla tv di Stato, ha duramente criticato sia il citato allontanamento e, in particolare, le analisi psico-diagnostiche imposte dalla nuova ordinanza del Tribunale. Egli si è chiesto quale valenza possano avere tali osservazioni, avendo chiaramente devastato l’equilibrio dell’intera e sfortunata famiglia. Francamente credo che nel Paese ce lo chiediamo in tanti.

Claudio Romiti

Fonte: https://www.nicolaporro.it/bimbi-nel-bosco-e-giudici-onnipotenti-qual-e-il-vero-paradosso-di-questo-incubo/