Sono totalmente d’accordo con Alessandro Sallusti quando, intervenendo a Dentro la notizia, condotto su Canale 5 da Gianluigi Nuzzi, ha sostenuto che, se fossero vere anche solo in parte le lamentele espresse dalla nonna e dalla zia dei tre cosiddetti bambini nel bosco, “siamo di fronte a qualcosa che comincia a somigliare ad una tortura di Stato.” Tant’è che, vista l’inverosimile e sconcertante condizione della famiglia anglo-australiana, anche in altri talk show televisivi persino alcuni farisei della prima ora iniziano a manifestare dubbi circa la fondatezza di una prolungata misura estrema, qual è quella con cui un giudice allontana i minori dai propri genitori.
Proprio su questo vicenda di ordinaria burocrazia giudiziaria, giovedì mattina i telespettatori di Rai1 hanno potuto assistere ad un duro confronto tra la conduttrice, Eleonora Daniele, e il sempre pungente Antonio Marziale, che è stato per una decina di anni garante dei minori della Calabria e che naviga di circa trent’anni nel mare molto mosso delle questioni legate alla tutela dei medesimi minori. In particolare, la Daniele, che per la cronaca manifesta da tempo notevoli perplessità circa il perdurare di questa penosa condizione familiare imposta dalla istituzioni competenti, ha più volte interrotto Marziale, mentre quest’ultimo si stava limitando a leggere alcuni passaggi di un lungo messaggio ricevuto da Catherine Birmingham, la madre dei tre sfortunati bambini.
L’esperto, premettendo che alcuni elementi della missiva per correttezza non li avrebbe rivelati, ha così esordito: “Intanto mi è sembrata – riferendosi alla signora Birmingham- mi è sembrata una donna molto educata e molto lucida. Mi ha scritto che non è vero che è oppositiva. Mi ha scritto che ultimamente nella casa famiglia i bambini li vede sempre meno. Cioè, nel senso che noi eravamo informati del fatto che li vedesse solo nei pasti principali; invece c’era qualche momento di più. Lo devo dire, perché lo ha detto il dottor Cantelmi – consulente della famiglia – , quindi non mi permetto di violare alcun segreto istruttorio perché non sono né altro, quindi l’ha detto il dottor Cantelmi e sulla scia di quello che ha detto lo riferisco: il problema è lo scontro con l’assistente sociale. Non ci sono altri scontri. Lei mi ha detto – la mamma – che sta soffrendo moltissimo. Mi ha scritto che accetta tutte le condizioni…” .
A questo punto la conduttrice interrompe questa testimonianza, di grande importanza anche sul piano giornalistico, e letteralmente redarguisce il buon Marziale: “Scusami Antonio, io ti faccio finire però devi anche avere, perdonami, rispetto per il nostro pubblico, che è un pubblico della rete ammiraglia, dove le informazioni vanno date con neutralità. Tu stai leggendo il messaggio di una parte, abbiamo anche il consulente di quella parte – indicando il dottor Cantelmi presente in collegamento -, però non è che io posso dire che è colpa dell’assistente sociale. Non lo possiamo fare, tu lo capisci che non lo possiamo fare?”. Ebbene, a mio modesto parere, checché ne dica la Daniele, siamo di fronte ad una pessima pagina di informazione televisiva, in primis perché Marziale non ha affatto puntato il dito contro l’assistente sociale responsabile di questo caso (sebbene non si comprenda come mai i nostri impavidi e spesso molesti inviati, pur tempestando di domande in ogni occasione i due disgraziati genitori, si guardano bene dal prendere contatto con questa misteriosa assistente sociale), bensì si è semplicemente limitato a riportare la testimonianza di una madre comprensibilmente affranta da questa tremenda situazione.
Pertanto, il giornalismo d’inchiesta, tanto più nell’ambito del servizio pubblico, una volta apprese alcune informazioni rilevanti – e quelle in oggetto sembrano decisamente rilevanti -, anziché preoccuparsi di incorrere in una sorta di lesa maestà nei riguardi di chi rappresenta lo Stato, dovrebbe invece approfondire ciò che esse segnalano. Ma evidentemente la conduttrice, la quale peraltro da tempo manifesta grande perplessità circa la decisione del Tribunale dei minori di procrastinare la permanenza dei bimbi in una struttura protetta, rilevando che le criticità sollevate nella ordinanza di allontanamento erano state tutte sanate, vorrebbe pilatescamente salvare capra e cavoli. Ovvero, una sorta di impossibile quadratura del cerchio in cui si contribuisca alla liberazione di queste tre sfortunate creature, arrivando però quasi a santificare chi in questa vicenda rappresenta la pubblica autorità.
Insomma, riportiamo la serenità nella famiglia nel bosco, la quale ha potuto provare sulla propria pelle come funziona il nostro impagabile sistema giudiziario, ma evitiamo di sollevare dubbi su chi lavora giorno e notte per proteggere i minori da tutti gli stravaganti personaggi che hanno l’ardire di far crescere i propri figli in bosco, alla maniera dei nostri non molto lontani antenati. E fu così che, con tanto di bolli e ceralacca, vissero tutti infelici e scontenti, con buona pace di madama la Marchesa.
Claudio Romiti
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