La vicenda emblematica dei cosiddetti bambini del bosco sta tenendo in sospeso un Paese intero. Nonostante i due sfortunati genitori, “rei” di aver fatto mangiare ai propri pargoli alcuni funghi tossici, abbiano ceduto su tutta la linea, compresa quella dei maniaci del controllo collettivo che impongono un bagno confortevole in casa, la famiglia continua a vivere separata. Come è noto la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il reclamo dei legali contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni.
In merito alla ingarbugliata vicenda, sempre su Storie italiane, mercoledì mattina anche gli ospiti più entusiasti circa l’operato di chi ha deciso di segregare i tre piccoli in una casa famiglia (attualmente si trovano in questa angosciante condizione da oltre un mese), proprio non si capacitavano sul perché le autorità competenti stiano ancora prendendo tempo. Se lo è chiesto con preoccupazione la conduttrice, Eleonora Daniele, e se lo è chiesto anche il sindaco di Palmoli, il quale ha sottolineato che tutte le criticità rilevate siano state ampiamente superate con la piena collaborazione dei due genitori.
In questo senso, ancora una volta Antonio Marziale, che è stato per dieci anni garante dei minori della Calabria, ha ribadito con chiarezza l’infondatezza di questo provvedimento estremo, in una situazione che non presentava nessuno di quei caratteri d’urgenza che consentono ai Tribunali minorili di intervenire in tempi rapidissimi. D’altronde, mi domando se non sia piuttosto contraddittorio, proprio rispetto al necessario carattere d’urgenza, essere intervenuti dopo quasi un anno e mezzo dalla prima segnalazione effettuata a seguito della citata intossicazione da funghi. Se infatti erano stati rilevati tutta una serie di gravi vulnus nella condizione degli stessi bambini, questo drastico intervento a scoppio molto ritardato non trova alcuna giustificazione, al pari di quella misteriosa ragione che impedisce ai giudici di rimandare a casa i tre minori, consentendo loro almeno di passare il Natale coi propri genitori.
Ma qui, in particolare, ha offerto una inquietante chiave di lettura la brava Rita Cavallaro, che si occupa da tempo del caso di Garlasco, usando parole nette come fili a piombo: “Il caso si è risolto – ha esordito la giornalista -. Adesso quello che resta cos’è: un accanimento , un non voler ammettere di aver sbagliato e il fatto che di mezzo c’è entrata la politica (il riferimento ad alcuni esponenti del governo è evidente). Perché diciamolo: nel momento in cui la politica ha fatto un assist a questa famiglia, i magistrati non vogliono tornare indietro, proprio nel momento in cui la questione giustizia pesa.”
Che dire, come spesso sostenne un grande deus ex machina della prima Repubblica, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Tanto ci si azzecca, passateci l’espressione, che i giudici del Tribunale d’Appello hanno già deciso il da farsi, ben prima del termine di sessanta giorni che si erano dati: i bambini restano nella struttura “protetta”, al riparo dal precedente stile di vita adottato dai genitori, che tante angustie ha creato nella mente di benpensanti di questo disgraziato Paese. Quindi, niente Natale con i tuoi per le tre innocenti creature, immolate sull’altare di un sistema di tutela dei minori che personalmente, e non solo in questo caso, mi fa orrore.
Claudio Romiti
Fonte: https://www.nicolaporro.it/non-vogliono-ammetterlo-linquietante-ipotesi-sulla-famiglia-nel-bosco/