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Su Emanuela Orlandi e Denise Pipitone volano gli stracci della magistratura

Continua a tirare una brutta aria per la magistratura italiana, che dal 1992 – esordio di Mani Pulite – ad oggi continua a imperversare sul proscenio mediatico globale con colpi di scena che si susseguono senza sosta. L’ultimo, in ordine di tempo, scaturisce da quanto dichiarato dall’ex procuratore reggente della Repubblica di Roma, Giancarlo Capaldo, nel corso dell’intervista rilasciata al giornalista Andrea Purgatori per Atlantide, programma di approfondimento in onda su La7.

Se fossi convocato nell’ambito di un’attività giudiziaria seria direi chi sono queste persone, se erano presenti altre oltre a me e se il colloquio è stato registrato. A queste tre domande io risponderò soltanto a chi ha titolo per chiedermelo“: ha affermato l’ex magistrato, che ha indagato sul caso di Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983 e mai più tornata a casa, quando era soltanto una quindicenne. Capaldo ha aggiunto che i due alti prelati vaticani, che lo raggiunsero in Procura preoccupati della dimensione dell’intrigo internazionale che gettava fango sulla Santa Sede, sono ancora in vita, lasciando intendere che il patto era quello di aiutarlo a ritrovare il corpo della ragazza.

A Capaldo successe nelle indagini il procuratore capo Giuseppe Pignatone, che non ci sta ad essere considerato il magistrato che ha deciso di archiviare il caso ed al Corriere della Sera dice: “Dopo il mio arrivo a Roma il dottor Capaldo ha continuato per oltre tre anni a dirigere le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, sentendo personalmente testimoni e indagati, disponendo intercettazioni e attività di polizia giudiziaria e nominando consulenti; egli ha anche coordinato, intervenendo sul posto, le attività per la rimozione della salma di Enrico De Pedis dalla tomba nella Basilica di Sant’Apollinare e i successivi scavi nella cripta che hanno portato al rinvenimento di alcuni scheletri e di numerosissimi frammenti ossei non riconducibili però alla Orlandi”. Poi arriva al punto: “Io non ho mai ostacolato in alcun modo nessuna attività di indagine disposta dal dottor Capaldo o dalle altre colleghe. La richiesta di archiviazione è stata decisa a maggioranza tra i colleghi titolari del procedimento. Io ho condiviso e ‘vistato’, quale Capo dell’Ufficio, tale richiesta, mentre il dottor Capaldo, che non era d’accordo, ha rifiutato – come era suo diritto – di firmarla”. Pignatone oggi ricopre l’incarico di presidente del Tribunale dello Stato Città del Vaticano.

Volano stracci e non può non venire in mente Denise Pipitone, caso riemerso a 17 anni dalla scomparsa a Mazara del Vallo, dove l’ex pm Maria Angioni, che indagò sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, la bambina sparita l’1 settembre del 2004, è indagata con l’accusa di false dichiarazioni a pubblico ministero dalla Procura di Marsala. La donna, ora giudice del lavoro a Sassari, ha ricevuto un invito a comparire e l’informazione di garanzia.

Il magistrato, da quando l’interesse mediatico sul caso ha ripreso a montare, ha rilasciato numerose dichiarazioni sulla vicenda. Angioni è arrivata a sostenere, sulla base di riscontri in suo possesso non meglio precisati, che Denise sia ancora viva e ignara del suo passato. Non solo, questa presunta Denise avrebbe anche una figlia. L’ex pm ha detto di essere riuscita a identificare la figlia di Piera Maggio: “con l’aiuto di una persona, in un contesto internazionale“.

In sintesi, magistrati che parlano quando escono dal ruolo e dalle competenze e altri che puntualizzano con dichiarazioni o avvisi di garanzia, il tutto alle spalle di due minorenni scomparse e di un’opinione pubblica che arranca a riconquistare fiducia nelle istituzioni.

Antonio Marziale

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