Safer Internet Day: ritardo della scuola e genitori bulli

Correva l’anno 1962 quando Marshall McLuhan usa già l’espressione “global village” nel volume The Gutenberg Galaxy, ma l’edizione italiana, datata 1976 la traduce con “villaggio planetario”, accreditando così l’idea che essa compaia per la prima volta nel suo fortunatissimo libro Understanding media del 1964, pubblicato in italiano nel 1967 con il titolo: Gli strumenti del comunicare, dove scrive: “L’accelerazione dell’era elettronica è per l’uomo occidentale … un’implosione improvvisa e una fusione tra spazio e funzioni. La nostra civiltà … vede improvvisamente e spontaneamente tutti i suoi frammenti meccanizzati riorganizzarsi in un tutto organico. È questo il nuovo mondo del villaggio globale“.

Il villaggio globale è Internet. Il mezzo più utilizzato dal genere umano, certamente una delle invenzioni più mirabili a favore del progresso, ma da tanti – troppi – fruito a vantaggio del degrado morale e culturale, tanto da spingere la Commissione Europea ad istituire e promuovere oggi, 9 febbraio 2021, il Safer Internet Day, giornata mondiale per la sicurezza in Rete. L’appuntamento è all’insegna del “Together for a better Internet”, con numerose iniziative da parte di aziende ed istituzioni pubbliche, fra le quali spicca la scuola.

Scuola colpevolmente in ritardo, se pensiamo che l’Unesco ha patrocinato incontri internazionali per lo studio e la promozione della Media Education già a partire dal 1962 con il seminario di Oslo [Norvegia] sull’educazione al film e alla televisione, con il simposio internazionale a Grunwald [Germania] nel 1982 conclusosi con una dichiarazione di intenti [Masterman 1985], con il colloquio su “Nuove direzioni per l’educazione ai media” a Toulouse [Francia] nel 1990 e con il patrocinio, nel 1978, della pubblicazione di un General curriculum for Mass Media Education, curato da Sirkka Minkkinen.

In tutti questi decenni il sistema scolastico non ha provveduto ad istituire organicamente, come disciplina fondamentale, l’Educazione ai Media. Se ciò avviene è perché sul territorio qualche istituto scolastico ha lodevolmente organizzato curricula di insegnamento della disciplina inseriti nell’ambito dell’educazione civica. Il ministero sonnecchia.

E i genitori? A nessuno è richiesto di trasformarsi in scuola, ma di adottare un atteggiamento esemplare con l’utilizzo della tecnologia applicata alle comunicazioni di massa, perché quando si parla di bullismo o cyberbullismo la mente dei più va ai bambini ed agli adolescenti, quand’invece sono gli adulti ad occupare il primo posto sul podio con un distacco notevole.

Antonio Marziale

Sociologo, giornalista, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori

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