Quando il pedofilo è donna

Svolta nelle indagini sul caso dell’infermiera di Prato di 35 anni indagata per presunti abusi su un bambino che, all’epoca dei fatti, aveva 13 anni e da cui avrebbe avuto anche un figlio. La donna, sposata e con un altro figlio, venerdì scorso ha subito una perquisizione in seguito ad una denuncia dei genitori di lui, insospettitesi per l’atteggiamento del figlio, oggi quasi 15enne, e per alcune chat scambiate dal giovinetto con la donna, con la quale faceva ripetizioni di inglese.

I genetisti incaricati dalla Procura hanno depositato i risultati degli accertamenti sul Dna prelevato dal bambino, che ora ha cinque mesi, confermando di fatto le accuse: il piccolo è nato dalla relazione tra la donna e il ragazzino.

Siamo al cospetto di un caso di pedofilia femminile, fenomeno di cui si parla poco e la motivazione è in gran parte da ricercare in determinate credenze sociali e culturali tendenti a idealizzare la figura della donna, ritenuta incapace di compiere abusi di qualunque genere nei confronti dei bambini. Tuttavia i casi di pedofilia femminile esistono.

Nello stereotipo culturale il pedofilo è maschio. Ma, anche le donne possono esserlo. Difficile stabilire una percentuale, dal momento che le vittime di abuso femminile denunciano molto meno di coloro che hanno subito abusi da figure maschili.

Nell’immaginario collettivo si pensa poco o niente che una donna possa essere un’abusante, semplicemente perché al ruolo femminile è associata la caratteristica materna, che non potrebbe mai far del male a un bambino. In realtà il 92% delle vittime della pedofilia femminile sono bambini con un’età inferiore ai 9 anni e con un rapporto di parentela filiale.

La pedofiilia femminile è anche una “tendenza” diffusasi grazie al web. Sui siti pornografici, infatti, molto spazio è dedicato ad immagini o filmati di donne mature intente a far sesso con maschi giovanissimi.

Non esiste, in letteratura scientifica, un quadro completo del fenomeno della pedofilia femminile, certo è che, come nel caso dei pedofili, anche le pedofile si nascondono tra le mura domestiche o in ambienti ed amicizie che dovrebbero essere protetti per i bambini. E come accade per i pedofili maschi, anche le pedofile tendono a strutturare relazioni di potere finalizzate al controllo e all’uso perverso sulla piccola vittima.

Ciò di cui, invece, la scienza ci informa è che i bambini o le bambine vittime di abusi subiscono un trauma considerevole, che va a turbare e ad alterare la loro struttura psico-emotiva, con conseguenti disturbi dell’apprendimento, del sonno, del comportamento alimentare, comportamenti sessualizzati non adeguati alla loro età, oltre allo sviluppo di fobie, depressione, ansia, bassa autostima fino ad arrivare anche a tentativi di suicidio.

di Antonio Marziale

Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, sociologo, giornalista