Quando il bullismo è adulto

Secondo la definizione della American Psychological Association, il bullismo è una forma di comportamento aggressivo con la quale si causa intenzionalmente e ripetutamente un danno fisico o psicologico a un’altra persona.

Quasi sempre associato ai bambini o agli adolescenti, il bullismo è molto frequente anche tra gli adulti.

Vi è chi intimidisce attraverso la propria fisicità, esercitando finanche forme più dirette e gravi per la vittima, e in questo caso immaginiamo a percosse, stupro, violenza domestica, molestie sessuali sul luogo di lavoro, costrizione fisica, dominazione.

C’è il bullo da “ruolo sociale”, come potrebbe essere un datore di lavoro, che minaccia licenziamenti se non si rispetta la sua volontà ad ogni costo, arrivando ad annullare la personalità dei dipendenti. Le richieste possono spingersi fino ad imporre comportamenti umilianti ai malcapitati.

Il linguaggio omofobo è una forma di bullismo verbale.

Per non parlare del bullismo subdolo, ma non per questo meno insidioso. Mentre negli esempi sin qui citati il comportamento incriminato è esplicito, in questo caso è più difficile rendersi conto della violenza che esso esercita, e ciò succede perché il “bullo passivo aggressivo” si comporta normalmente, appare gentilissimo, magari occupa un ruolo importante nella società, gode di buona reputazione, quand’invece attraverso una serie di atteggiamenti e sottintendimenti cerca di soggiogare la vittima, mettendo in giro voci sul conto di essa, con sarcasmo, o commentando sui social network per minare la credibilità del malcapitato. Nelle mani del bullo il web diventa un amplificatore della portata dei suoi comportamenti violenti.

Se vi imbattete su simili soggetti, non siatene vittime, piuttosto evitateli, bloccateli, non senza prima aver consigliato loro un buon psichiatra.

Antonio Marziale

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