“Pensa solo ai minori stranieri”: assedio al Garante dell’infanzia

Lo strappo sovranista dei responsabili regionali: “Ci sono tante emergenze tra i bimbi italiani, così il nostro ruolo sul territorio viene svilito”. Attesa oggi la relazione annuale in Parlamento.

«Si occupa solo dei minori stranieri non accompagnati, ci esclude da ogni decisione e non difende i bambini italiani». Clamoroso strappo tra sei garanti regionali dell’infanzia e l’Autorità nazionale. Oggi, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Garante per l’infanzia Filomena Albano presenta alla Camera la Relazione annuale al Parlamento. Non ci saranno, in aperta polemica, i responsabili di Lombardia, Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Basilicata che hanno firmato un appello per esprimere il proprio radicale dissenso dalla linea dell’Autorità nazionale. Uno scontro frontale, senza mezzi termini. «Basta passerelle» «In tre anni di Conferenza nazionale dei garanti, Albano si è interessata quasi esclusivamente di minori stranieri non accompagnati, eppure esistono tante altre emergenze e bimbi italiani in gravissimo stato di bisogno – spiega il garante calabrese Antonio Marziale -. Sono stanco di assistere a sfilate festaiole. Nel territorio a più alto indice di povertà (con il 90% delle scuole senza decreto di agibilità e una sanità allo stremo) ho portato in Calabria la prima terapia intensiva pediatrica. Incidere sulle decisioni politiche è un obbligo». L’ultimo aggiornamento dell’Istat non dà nessuna buona notizia: la povertà è a livello record. Un milione e 200 mila bambini vivono in povertà assoluta. Significa «non potersi permettere le spese minime per condurre una vita accettabile». Nel 2005 la classe di età con il maggior disagio erano gli over 65, ora sono gli under 17. Tra i minori la percentuale di indigenza è triplicata: ora è al 13,4%. Una famiglia vive in condizioni di povertà relativa con un reddito di 800 euro in un’area metropolitana del Nord, 730 in una piccola città e 540 nel Sud e nel isole. «La povertà familiare diminuisce all’aumentare dell’età», dice l’Istat. Significa che le famiglie più giovani hanno minori capacità di spesa, perché «dispongono di redditi mediamente più contenuti e hanno minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati». La povertà assoluta riguarda il 10,4% delle famiglie dove la persona di riferimento ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 4,7% se la persona di riferimento ha oltre 64 anni. Un quadro a tinte fosche che richiede misure a breve termine. Per il garante della Lombardia Massimo Pagani «Filomena Albano, con le sue modalità autoreferenziali, svilisce e sminuisce il nostro ruolo di difensori dei bambini e degli adolescenti sul territorio». Un ruolo «fatto di azioni concrete e non già passerelle». Rincara la dose il responsabile del Lazio, Jacopo Marzetti: «In tre lettere, distanziate pochi giorni l’una dall’altra, abbiamo ricevuto dalla Garante nazionale soltanto inviti a celebrazioni o richieste di dati. Non siamo mai stati chiamati all’elaborazione di linee guida condivise per far fronte a tutte le emergenze che coinvolgono i nostri minori». Per i bambini l’emergenza è un insieme di opportunità negate, che invece andrebbero loro riconosciute. I più a rischio sono quelli che vivono in luoghi ad alta intensità criminale, con due alternative: andarsene o essere reclutati. I più fragili: le vittime di abusi, i figli delle donne vittime, le famiglie numerose, chi vive con madri single e padri assenti, i figli dei detenuti. Povertà educativa vuol dire non avere un libro da leggere, nemmeno quelli di scuola, o un parco in cui giocare. Un autobus per poter frequentare la scuola, la possibilità di andare in vacanza. Nemmeno un pomeriggio al mare, una gita in centro. Si accompagna alla deprivazione materiale, e l’una alimenta l’altra. Senza tregua. La mancanza di un raccordo Il garante della Puglia Ludovico Abbaticchio rivendica la funzione di «antenna in grado di raccogliere le istanze dei più piccoli anche nelle periferie». Perciò «scegliere di lavorare in maniera autoreferenziale, come fa la Garante nazionale, significa impedire una visione strategica e una programmazione unitaria in tutto il Paese». E aggiunge: «Non ci si può occupare solo di minori stranieri non accompagnati». Per Giuseppe Scialla, garante della Campania «la referenza nazionale dovrebbe essere un raccordo e non lo è affatto. Nulla di nulla. Manca convergenza sulla sicurezza nei territori a rischio. Si rimane relegati ciascuno nel proprio territori ed isolati con i propri problemi». I sei «frondisti» chiosano che altri garanti (come Leontina Lanciano del Molise), pur non avendo firmato il «J’accuse», «sono critici».

Nadia Ferrigo e Giacomo Galeazzi (La Stampa, pag.5 del 19.6.2019)

Rettifica pubblicata a pagina 20 de La Stampa il 20.6.2019

In relazione alla presa di posizione di sei Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza, che hanno disertato la relazione annuale della Garante nazionale, evidenziata nell’articolo pubblicato ieri su «La Stampa» a pagina 5, ci preme sottolineare che viene attribuita, nel catenaccio del titolo, agli stessi una posizione “sovranista”. In realtà nessun Garante opera in sintonia con visioni politiche di parte, ma nell’esclusivo interesse di ogni minore, sia esso italiano o straniero e in totale sintonia con le enunciazioni della Convenzione Universale sui Diritto dei bambini e degli adolescenti”. LUDOVICO ABBATICCHIO (PUGLIA), VINCENZO GIULIANO (BASILICATA), JACOPO MARZETTI (LAZIO), ANTONIO MARZIALE (CALABRIA), MASSIMO PAGANI (LOMBARDIA), GIUSEPPE SCIALLA (CAMPANIA)