Abbiamo spesso a che fare con figli cresciuti al guinzaglio, eppure liberi di navigare da soli in rete. Vengono iperprotetti, giustificati, inibiti nell’acquisizione dell’autonomia e poi esposti in rete a contenuti non adatti alla loro età: il problema della generazione dei nativi digitali non è lo smartphone in sé, ma l’incoerenza educativa… Se non acquisirà quelle competenze di base necessarie a distinguere il buono dal cattivo, i rischi e i limiti, anche nel web, dove i pericoli non si vedono eppure esistono, sarà vulnerabile.”

È una frase tratta dall’ultimo libro di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta, Leggimi nel pensiero edito da Mondadori. Non è solo un libro, è un viaggio dentro le menti dei ragazzi. É uno strumento per genitori, un aiuto per insegnanti e una lettura educativa per i ragazzi.

Non è facile “leggere nel pensiero” delle persone per capire cosa provano e cosa sentono. È ancora più difficile entrare nella mente di un figlio, di un adolescente, di un giovane. Non è un libro in cui ci sono pozioni magiche per risolvere i problemi o vademecum da applicare. Sono parole vere, racconti i cui protagonisti sono proprio i ragazzi che parlano di ciò che vivono e che permettono di aprire la mente e di vedere i figli in modo diverso, capirli nel loro essere. Nel contempo permette di vedere gli alunni in modo diverso, e quando lo leggono direttamente i ragazzi, di vedere se stessi e gli altri coetanei sotto un’altra luce. Andrebbe usato come strumento anche nelle scuole per confrontarsi direttamente con i ragazzi sulle problematiche legate alla loro adolescenza.

Leggimi nel pensiero è un libro che aiuta a capire l’importanza dell’ascolto, della presenza, del mettersi nei panni dell’altro senza giudizi e pregiudizi. Sono racconti che aiutano a sfatare tanti stereotipi culturali, a non avere pregiudizi e a entrare non solo nelle menti dei ragazzi, ma anche dentro le dinamiche familiari e del web.

“A volte hai solo bisogno di presenza, non di parole, non ti servono risposte o soluzioni, ti serve semplicemente sapere che l’altra persona è lì.”

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