La televisione del grande «boh» (di Beppe Severgnini)

Bene, è fatta. D’ora in avanti discuteremo meno della guerra lontana, e torneremo a occuparci delle nostre guerricciole quotidiane, quelle che ci riempiono e ci avvelenano la vita. Prendiamone una di cui si parla molto, anche se non accade niente: la televisione e i bambini. Si firmano Codici, Carte e Convenzioni. Leggetele: sono bellissime. Poi visitate il sito dell’Osservatorio sui diritti dei minori (www.osservatoriominori.org). Descrive il festival dell’abuso, la sagra delle mancanze, la fiera del disinteresse. Mi scrive il presidente, Antonio Marziale (presidente@osservatoriominori.org): “Il nodo riguarda la cosiddetta «fascia protetta». Un accordo del ’97, sottoscritto a Palazzo Chigi da Rai, Mediaset e piccole TV, vieta di trasmettere scene di violenza, di sesso spinto o comunque «capaci di arrecare danno psicopedagogico» tra le 7,30 e le 22,30.”
Risultato? Sedicimila violazioni l’anno, come ha ricordato in novembre Paolo Conti sul “Corriere”. Sono 44 violazioni al giorno, quasi due violazioni l’ora. Da quella denuncia sono passati cinque mesi. Cambiato qualcosa? A me non sembra, ma soprattutto non sembra al presidente dell’Osservatorio: “Ho tenuto davanti alla Commissione ministero delle Comunicazioni-Rai per il rinnovo del contratto di servizio, e non ho forgiato nuove teorie. Ho solo portato con me le cartelle cliniche di bambini in cura da neuropsichiatri con patologie indotte da dinamiche televisive improprie. Risultato? Boh”. Interessante, quel “boh”. Sta diventando il suono italiano per eccellenza, e non perché Jovanotti l’ha scelto come titolo di un libro. Perché tolleriamo che un bambino veda in media dieci scene di violenza e tre omicidi al giorno? Per vaccinarlo in vista della guerra vera? Boh. Perché accettiamo che il servizio pubblico si comporti come la TV privata, anzi peggio? Boh. Scrive Marziale: “Paradossalmente, Mediaset in alcuni frangenti è stata più ricettiva della Rai. Ha levato dal palinsesto certe sceneggiature, ho spostato d’orario di alcuni film”. Perché sopportiamo che su tutte le reti (Rai, Mediaset, TV più piccole) i nostri figli vengano bombardati di pubblicità, creando desideri che non hanno? D’accordo che per la televisione i bambini sono soprattutto clienti. Ma siamo certi che il tetto dell’affollamento pubblicitario venga rispettato, e non aggirato con i soliti trucchetti? Confesso: non lo so (un altro “boh”, quindi). Ma la domenica mattina assisto a raffiche pubblicitarie da mozzare il fiato.
Avanti con le domande. Perché tolleriamo, in prima serata, pubblicità sadiche con i duellanti che si battono per una donna-preda rinchiusa in una macchina? Boh. Questi messaggi – ho descritto lo spot Campari, ma non è l’unico del genere – sono deleteri. Gli adulti (non tutti) sanno filtrarli, tradurli e metabolizzarli. Un ragazzino, soprattutto se psicologicamente fragile, deduce che certi modelli di comportamento siano normali, o addirittura desiderabili. Perché – signori – la TV continua a educare. Anche se non è più di moda dirlo. Una volta c’era “La TV dei Ragazzi”. Dov’è finita? Perché il servizio pubblico non aiuta chi è costretto a lasciare i figli soli in casa? Stessa risposta: boh. Solo alcuni programmi del pomeriggio svolgono questo compito. Ieri, per esempio, c’erano la “Melevisione” e “Geo&Geo” (Rai3). Ma nello stesso orario va in onda “Amici” (Canale 5), che esprime fortissimi giudizi di valore, approva alcuni comportamenti, ne boccia altri: i genitori, queste cose, le sanno? Si rendono conto di venire sostituiti da Maria De Filippi? Se è così, non prendiamocela con la conduttrice: fa solo il suo mestiere.
Una precisazione, prima di chiudere. Questo non è un appello al nuovo presidente della Rai Lucia Annunziata: agli amici non si fanno appelli sui giornali. E’ solo un modo per dire: Lucia, incàvolati (visto che sai farlo). Solo così cambierà qualcosa.

Beppe Severgnini

(Corriere della Sera, 2010)

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