La pedofilia e la pedopornografia: un fenomeno sociale, clinico e criminologico

La pedofilia – Per affrontare il fenomeno della pedofilia è necessario innanzi tutto collocarlo come fenomeno sociale, clinico e criminologico, senza trascurare al tempo stesso le diverse mutazioni che la pedofilia ha subito negli ultimi decenni, come la pedofilia in rete, il turismo sessuale e la pedofilia all’interno delle sette sataniche.

Dal punto di vista etimologico la parola pedofilia esprime “amore per i bambini”. 
Essa è una particolare forma di perversione sessuale caratterizzata dall’attrazione erotica di una persona verso i fanciulli, spesso indipendentemente dal loro sesso. E’ uno dei più antichi vizi dell’umanità e solo di recente ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica (visti i numerosi casi che hanno visto interessati anche molti preti soprattutto negli Stati Uniti), che ha preso coscienza di tale turpe fenomeno, divenuto oggetto di inchieste giornalistiche e di studi da parte di organismi internazionali nonché di accordi tra Stati.

Esiste un confine sottilissimo tra le intenzioni delle persone (che dal punto di vista giuridico- penalistico non rilevano) e i loro comportamenti, anche tentati.

Dal punto di vista penalistico è molto importante tenere separati e distinguere i concetti di pedofilia e di abuso sessuale sui minori, dato che attualmente le due categorie vengono troppo spesso confuse.

Se la pedofilia è un’attrazione sessuale verso i bambini e la persona con tale tendenza la definiamo pedofilo, l’abuso sessuale su minore si riferisce invece all’azione di recare danno ad un minore attraverso comportamenti sessualmente connotati.

Dunque, come non tutti i pedofili mettono in atto abusi sessuale, non tutti coloro che abusano sessualmente minori di quattordici anni sono pedofili.

L’interesse sessuale verso i minori, come dicevamo, è sempre esistito: basti pensare all’antica Roma e alla Grecia classica, per voler tornare indietro nel tempo. Negli anni successivi e fino a pochi decenni fa, il caso non faceva notizia non perché non esisteva, ma perché i minori non erano portatori di diritti, non erano considerati quel capitale sociale che sono oggi, delle persone su cui investire, che vanno protette e tutelate perché rappresentano il futuro dell’umanità.

La pedofilia ebbe la massima diffusione tra il VI e il IV secolo a. C. a Sparta ed Atene. Essa consisteva in una relazione sessuale tra adulti maschi e adolescenti, spesso all’interno di un’esperienza spirituale e pedagogica attraverso la quale l’amante adulto trasmetteva le virtù del cittadino.

Per le pratiche amorose esisteva un tempo ben individuato nella vita del ragazzo che doveva essere pubere (i rapporti sessuali con bambini impuberi dovevano essere severamente puniti dalla legge), l’età degli amati non doveva essere inferiore a 12 anni.

Presso i Romani, la pederastia ha continuato a essere praticata, ma, in un certo senso, erano stati abbandonati i fini pedagogici. Il ragazzino libero era stato sostituito dallo schiavo e dal figlio dello schiavo e, talvolta, dal nemico sconfitto, allontanandosi dall’ideale greco sull’amore per i ragazzi, sostituito dalla tendenza alla brutalità e alla sopraffazione.

Nel mondo contemporaneo la violenza sessuale sui bambini è stata per moltissimo tempo nascosta all’interno della società e delle famiglie e tali eventi venivano ricondotti a persone squilibrate o a nuclei familiari dispersi nelle campagne, lontani da ogni forma di civiltà.

La realtà era ed è ben diversa: l’abuso sessuale si consuma in tutti i contesti sociali, in proporzioni sufficientemente allarmanti. È un problema che riguarda tutta la società, ci dovrebbe essere

maggiore informazione, innanzitutto, per evitare che ignoranza ed indifferenza permettano a questa piaga sociale di rimanere nell’oblio in cui è stata per anni.

In Olanda è nato addirittura il “Partito dei Pedofili” per legalizzare il sesso tra adulti e bambini.
Il Tribunale dell’Aia ha persino respinto la richiesta di impedire al partito dei pedofili di partecipare alle elezioni nazionali, sulla scia della lunga tradizione di tolleranza dei Paesi Bassi, perché – ha dichiarato il giudice – il partito «non ha commesso un crimine, ma chiede una riforma costituzionale» come se:

– ridurre da 16 a 12 anni l’età minima per avere rapporti sessuali (per poi eliminare col tempo ogni divieto);
- abbassare almeno a 16 anni il limite per recitare in film a luci rosse;

– legalizzare la pornografia infantile;
- legalizzare la zoofilia (sesso con animali);
- libera diffusione in tv di pornografia (infantile e non) anche durante il giorno;
- assoluta libertà di circolare nudi in pubblico, ovunque e di chiunque si tratti;
- legalizzare ogni droga, leggera e pesante che sia, per adulti e minorenni (questi sono solo alcuni dei punti del programma politico del partito dei pedofili);
non sia apologia di reato ed eticamente riprovevole.
Ancor prima dell’avvento del “Partito pedofilo”, i Carabinieri di Roma hanno portato alla luce il “Fronte per la liberazione dei pedofili”, una banda che teorizzava la “lotta armata verso i nemici della violenza sui minori” e progettava attentati contro investigatori impegnati nella lotta alla pedofilia.

Le comunità pedofile, inoltre, hanno ideato il “Boyloveday international”, ossia “Giornata internazionale dell’orgoglio pedofilo”, che da circa un decennio si celebra attraverso l’interazione su Internet e lo scambio di materiale audiovisivo scabroso, per la realizzazione del quale non vengono risparmiate sevizie nemmeno a neonati con soli pochi giorni di vita.

Si legge sul sito web della Polizia di Stato che “In alcuni casi per fortuna rari, ma raccapriccianti, le violenze sono tali da arrivare perfino ad uccidere le piccole vittime”.

I teorizzatori della pedofilia cercano proseliti con l’obiettivo di diffondere la “cultura della pedofilia” e la “filosofia del pedofilo responsabile”, storpiando frasi di illustri filosofi e scienziati per convincere l’opinione pubblica “che si tratta di una sessualità lecita” e manifestando “solidarietà” a quanti sono finiti nelle maglie della giustizia per reati di abuso sessuale su minori.

La LEGGE 15 febbraio 1996 n. 66

Il primo intervento normativo significativo per il contrasto della violenza sessuale anche in danno dei minori risale al 1996, anno in cui fu approvata la Legge n. 66, recante “Norme contro la violenza sessuale”, la quale abrogò e sostituì la normativa originaria contenuta nel Codice penale del 1930 inserendo gli artt. da 609 bis a 609 decies.

L’art. 3 della legge 66/96, ha inserito nel codice penale l’art. 609 bis. (pena base da 5 a 10 anni) Sia il 1o che il 2o comma dell’articolo contemplano la locuzione «compiere o subire atti sessuali».

Oggi gli «atti sessuali» vanno più correttamente intesi in senso oggettivo, con riferimento cioè alla natura oggettivamente sessuale dell’atto in sé considerato, da determinarsi, secondo le indicazioni delle scienze medico-psicologiche, nonché delle scienze antropologico-sociologiche. È infatti più che altro in base ai costumi di un popolo che si configura ciò che è «sessualmente rilevante». Per alcuni popoli, ad esempio, lo sfregamento del naso contro il naso altrui può assumere connotati sessuali e le “pratiche sessuali” delle varie comunità nel mondo sono le più varie e curiose.

Nel nostro paese, benché non pare che esistano studi conclusivi sul punto, si può dire che perché l’atto sia di natura «sessuale» occorre il «contatto fisico tra una parte qualsiasi del corpo di una persona con una zona genitale o con la bocca, le gambe, il seno, i glutei del partner»

Al di fuori di queste ipotesi l’atto potrà essere «libidinoso», ma non sarà certamente «sessuale».
Così, saranno considerati «atti sessuali i toccamenti (attuati con l’organo genitale, con una mano, con la bocca, o anche con altra parte del corpo) sia dell’organo genitale in ogni sua parte anche periferica (oltre che, naturalmente, del seno ove la persona offesa sia una donna), sia del sedere, che della bocca».

In particolare, anche un bacio può essere atto sessuale, ma deve essere un bacio «profondo» per avere la natura sessuale richiesta dalla norma.

In riferimento al concetto di “caso di minore gravità” (diminuzione fino a 2/3 della pena previstadal609bisIc.c.p.-da5a10anni),néla nuova legislazione, né il sistema normativo nel suo complesso forniscono alcuna indicazione per comprendere quale possa essere il concetto. La scelta legislativa è stata di non voler predeterminare in astratto la gravità dei fatti di violenza sessuale per consentire di valutare di volta in volta i fatti concreti.

Orbene, se certamente può essere considerato “caso di minore gravità” la pacca sul sedere problemi interpretativi possono derivare dalla congiunzione carnale consenziente di due fidanzati l’una di 13 anni e l’altro di 18. Il Tribunale di Bologna in relazione ad una vicenda simile ha ritenuto che ciò possa essere considerato di minore gravità.

La legge 66/1996 ha introdotto l’Art. 609 quater c.p. “Atti sessuali con minorenne”
L’articolo richiamato cita:
Soggiace alla pena stabilita dall’art. 609 bis c.p. (6-12 anni) chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:

  1. non ha compiuto gli anni quattordici;
  2. non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza. 
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.

Si applica la pena di cui all’art. 609 ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.
In prima lettura, l’art. 609 quater sanciva la soglia del compimento del quattordicesimo anno di età per delimitare il confine penale tra lecito ed illecito nel compimento di atti sessuali (consensuali), con e fra minorenni (salva la previsione dell’età minima di sedici anni ricorrendo uno dei particolari rapporti tassativamente elencati dalla norma al n. 2). Il nostro ordinamento giuridico, pertanto, prevede una categoria di “intoccabili” dal punto di vista sessuale con i quali vi è l’obbligo di astenersi da qualsiasi contatto sessuale anche se frutto di consenso.

Ai sensi del secondo comma dell’art. 609 quater, «non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’art. 609 bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbi compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni».

Naturalmente questa causa di non punibilità si applica solamente in assenza di violenza e tra minori consenzienti.
Ma ciò pare confliggere con la regola sottesa al n. 1 del primo comma dell’art. 609 quater, secondo cui il minore degli anni quattordici non è reputato in grado di consentire efficacemente: non si vede perché il consenso debba valere se prestato ad un sedicenne e non se dato ad un diciassettenne, in quanto l’età del destinatario del consenso stesso, non dovrebbe incidere sulla valutazione circa la maturità e la capacità del consenziente. Inoltre, non vi sono particolari motivi che possano sorreggere una presunzione di validità del consenso del minore, in deroga al primo comma dell’articolo, se prestato nel momento in cui egli si rapporta ad altro minore che non abbia, rispetto a lui, più di tre anni. In altri termini, il legislatore «non se l’è sentita» né di abbondare la regola dell’«intangibilità» del minore di quattordici anni, né di infierire con la sanzione penale quando gli atti sessuali tra minori avvengano entro gli ormai noti limiti, ferma restando l’illiceità di detti atti.

Un inconveniente, segnalato in Parlamento relativamente al testo del 2° comma dell’art. 609 quanter, è il seguente: “Immaginiamo che Giorgia, che ha 13 anni e 5 mesi, conosca in senso biblico Gianni che ha 17 anni e 11 mesi. Tale conoscenza può protrarsi per 1 mese, anche tutti i giorni, senza conseguenze sotto il profilo penale. Ma trascorso 1 mese, cioè al compimento del 18 anno di Gianni, i due dovranno sospendere qualsiasi atto sessuale fino al compimento da parte di Giorgia del 14 anno di età”.

I 14 anni rappresentano la soglia minima al di sotto dei quali i soggetti maggiorenni non potrebbero avere rapporti sessuali con i minori neppure consenzienti e nei confronti del maggiore di 18 anni la procedibilità è d’ufficio, non è necessaria cioè la querela della persona offesa.
Le violenze sessuali ai danni di minore di 18 anni sono sempre perseguite d’ufficio (prima della L. 38/1996 solo per il minore infraquattordicenne).

2) La proposta di legge dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori

La Proposta di Legge 883 presentata al Senato dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori è il frutto di uno studio, condotto dal Comitato Scientifico dell’Osservatorio, di comparazione tra la nostra legislazione in materia di pedofilia e quella degli altri Stati.

Durante questi studi abbiamo notato che in seguito ad alcuni piccoli interventi legislativi il fenomeno della pedofilia in molti Stati si è statisticamente ridotto a dimostrazione dell’efficacia degli interventi preventivi.

La condanna e la punizione penale, infatti, non sortiscono, da sole, effetto alcuno sull’individuo per quanto riguarda la sue abitudini sessuali o le sue motivazioni e capacità di astenersi da ulteriori aggressioni.

Spesso gli aggressori sessuali sono persone con un passato in cui hanno a loro volta subito abusi sessuali e cercano di reagire al trauma mediante la ripetizione dell’abuso e l’identificazione con l’aggressore.

Si è sollecitato, così, ad un intervento legislativo finalizzato non solamente alla punizione del reo pedofilo (nella proposta dell’Osservatorio sui Minori vi è un aumento delle pene edittali ma, certamente, non è la parte più importante) ma anche alla sua risocializzazione ed alla cura al fine di neutralizzarne la pericolosità sociale una volta scontata la pena detentiva.
Naturalmente, la proposta contiene delle novità assolute non presenti in altre legislazioni frutto anche dell’esperienza professionale maturata dagli estensori.

Essa affronta il tema sia sotto il profilo della repressione, con l’aumento delle pene, sia sotto il profilo della prevenzione e della cura (sia intramuraria durante il periodo dell’esecuzione della pena detentiva sia successivamente durante l’esecuzione della misura di sicurezza), ridisegnando l’art. 609-octies del codice penale. Non è sufficiente, come avviene oggi, che i detenuti pedofili vengano ristretti in sezioni speciali degli istituti penitenziari italiani anche per proteggerli dagli stessi compagni di pena che li considerano “infami”.

La parte più innovativa della presente proposta di legge riguarda la cura in carcere e le misure di sicurezza adottati per “risocializzare” il pedofilo condannato che si ritiene socialmente pericoloso. E’ scientificamente dimostrato che sottoponendo i pedofili a cure intense si è ridotto il tasso di recidività dal 10 al 30%. Questi tassi possono sembrare bassi, ma resta il fatto che le cure appropriate riducono significativamente il numero di vittime future (http://www.salus.it/psicologia/pedofilidipenden zasessuale.htm).

La proposta prevede, tra gli altri:
-] Divieto, nel caso di atti sessuali con minorenne, di poter accedere ai riti deflattivi del dibattimento (rito abbreviato e patteggiamento) che importa una riduzione della pena fino ad 1/3 (patteggiamento) o di 1/3 secco (rito abbreviato); -] l’applicazione delle seguenti misure di sicurezza:

1) un trattamento psicologico obbligatorio durante l’esecuzione della pena e per la durata dei cinque anni successivi alla sua conclusione, teso al superamento del comportamento deviato. Il Ministero della Salute dovrà indicare un protocollo di Cure possibili, psicologiche e farmacologiche, praticabili ai detenuti ed ai sottoposti a misura di sicurezza.

2) l’imposizione di restrizione dei movimenti e della libera circolazione, nonché l’obbligo di rimanere lontano da luoghi frequentati da bambini;

3) il divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto con essi per una durata non inferiore ad anni cinque successivi alla cessazione dell’esecuzione della pena;

4) l’obbligo, per una durata non inferiore ad anni cinque successivi alla cessazione dell’esecuzione della pena, di tenere informati gli organi di polizia, sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti, affinché gli stessi diano avviso a scuole, asili ed altri luoghi frequentati da minori, della presenza nella comunità di soggetti che hanno subito una condanna per reati sessuali contro i minori, al fine di consentire, in concorso con le famiglie, di aumentare la vigilanza.

Le predette misure si applicheranno, qualora compatibili, anche nei casi applicazione della massima misura cautelare.

La violazione degli obblighi stabiliti ai numeri 2), 3) e 4) comporterà una pena da 2 a 8 anni.
Infine, si prevede l’istituzione di un “registro informatico non pubblico”, ma accessibile a tutti gli organi di polizia, in cui sono registrati i nomi dei condannati, anche solo con sentenza di primo grado, per i delitti previsti dagli articoli 609-bis, con l’aggravante di cui all’art. 609- ter ovvero nel caso previsto dall’art.609-octies, terzo comma, 609- quater e 609-quinquies.

La pedopornografia – Per «pedopornografia» si intende qualsiasi rappresentazione di fanciulli, indipendentemente dal mezzo utilizzato, coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulate, e qualsiasi rappresentazione di organi sessuali di fanciulli a scopi prevalentemente sessuali.
Relativamente allo specifico fenomeno della pedopornografia in Italia la Legge n. 269/1998 («Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù»), modificata dalla L. n. 38/2006 ha introdotto gli artt. 600 ter (pornografia minorile), 600 quater c.p. (detenzione materiale pedopornografico) e 609 quater 1 (pornografia virtuale).
La legge n. 269 del 1998, nota al pubblico come «legge sulla pedofilia», considera minori tutti i soggetti che hanno meno di 18 anni:
La nuova normativa si distingue soprattutto per una disciplina ”a tutto campo” del problema dello sfruttamento sessuale dei minori, disciplina che si articola innanzi tutto con l’individuazione di apposite particolari figure di reato:

1) prostituzione minorile,

2) pornografia minorile,

3) detenzione di materiale pornografico,

4) iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile,

5) tratta di minori,
e secondariamente, ma non per importanza, con la previsione di strumenti per rendere possibile e particolarmente efficace la repressione di queste nuove condotte delittuose. In particolare, sono previsti speciali poteri per la polizia giudiziaria in fase di indagini (agente sotto copertura, l’infiltrazione degli agenti nei viaggi organizzati per finalità di turismo sessuale pedofilo, acquisto simulato di materiale pedopornografico, apertura di siti internet di copertura, non punibili), la possibilità di perseguire anche all’estero il cittadino italiano che commetta fuori dallo Stato italiano questi reati e la previsione di particolari misure adottabili dal Tribunale per i minorenni a tutela del minore vittima di tali reati. I soggetti puniti sono, in generale, quelli che sfruttano o inducono alla prostituzione, che producono, vendono o semplicemente detengono materiale pornografico con minori, che adescano o cercano di sfruttare minori via Internet, che partecipano ai sex tour, che organizzano viaggi con baby prostitute.
Bisogna ricordare che per la nostra legislazione è reato anche detenere semplicemente materiale pornografico.

La Cassazione con la sentenza 41570 del 12 Novembre 2007 ha confermato la condanna di un consumatore di materiale pedopornografico che aveva effettuato un accesso in un sito scaricando immagini pedopornografiche.

La pedopornografia, spiega la Suprema corte con la sentenza 41570 del 12 Novembre 2007, “esiste e si perpetua solo perché vi è a monte una domanda” e visitare certi siti internet e scaricare le immagini pedopornografiche non è una esplicazione della propria libertà sessuale.

I giudici della terza sezione penale hanno bocciato integralmente il ricorso precisando che “appare invero che qualsiasi espressione della propria personalità e libertà possa essere considerata lecita e costituzionalmente garantita nella misura in cui la sua esplicazione non comporti danno per altre persone: specialmente se si tratti di soggetti incapaci di difendersi ed impossibilitati ad operare delle libere scelte. Anche perché – continuano i giudici della Cassazione – è indubbio che tutta l’attività organizzata ai fini della produzione, diffusione e messa in commercio di certe immagini esiste e si perpetua solo perché vi è a monte una domanda: un pubblico, cioè, di consumatori che intenda acquistarle e detenerle. Pertanto, il comportamento di chi accede ai siti e versa gli importi richiesti per procurarsi il prodotto è altrettanto pregiudizievole di quello dei produttori”.

Uno studio dell’Osservatorio internazionale sulla pedofilia online ha rilevato che:

  • la fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti va dai 7 ai 14 anni, anche se, purtroppo, è in aumento l’offerta di materiali pedopornografici con immagini di bimbi molto piccoli:
  • l’accesso ad un sito pedopornografico costa in media 80 dollari;
• un sito pedopornografico genera mediamente un’utenza giornaliera di oltre 400 clienti;
  • la durata di un film pedopornografico è di circa 40 – 50 minuti;
• un sito pedopay frutta mediamente 34 mila dollari al giorno;
  • il pedobusiness frutta quotidianamente alle organizzazioni criminali oltre 13 milioni di dollari;
• lo sfruttamento sessuale dei bambini su Internet ha un valore stimato di oltre 4 miliardi di dollari l’anno;
  • i siti pedopay quotidianamente attivi sono circa 400;
• il prezzo di un dvd pedopornografico si aggira intorno ai 350 dollari;
  • il prezzo di un cd è, invece, di circa 120 dollari.

Conclusioni

Oltre alla trasformazione in legge delle proposte già furmulate si auspica, infine, un intervento legislativo per l’introduzione del reato di “apologia della pedofilia” che punisca tutte le condotte che, mediante i media (soprattutto Internet), inneggiano e divulgano i principi pedofili.
Pensare ai pedofili come mostri, orchi nascosti nel buio è una trappola per i genitori. Infatti, non esiste un identikit che permetta immediatamente di riconoscere o sospettare qualcuno: i pedofili si ‘confondono’ fra gli altri e ve ne sono di diverse categorie (genitori, insegnanti, preti, professionisti, ecc.) e spesso hanno una doppia pulsione sessuale.

Cosa fare, allora, per proteggere i piccoli, ed evitare drammi come quello della donna pugliese che ha ucciso a coltellate la maestra del figlio, accusandola di abusi?

E’ fondamentale saper ascoltare i segnali dei bambini, i loro racconti, le loro paure poiché purtroppo non esiste un protocollo con atti o parole da considerare come segnali d’allarme.

Nel caso in cui si sospetti che un minore abbia subito o subisca violenze sessuali bisogna rivolgersi sempre ed immediatamente ai servizi oggi a disposizione: la polizia o i servizi sociali o il pediatra di famiglia”.

Tuttavia, nei processi penali aventi ad oggetto presunti abusi sessuali a danno dei minori, diviene assolutamente essenziale condurre, da parte del P.M. e degli inquirenti, le indagini in modo attento e scrupoloso e vagliare la competenza degli “esperti” cui viene domandata l’indagine sul merito, per evitare che fattori personali e soggettivi, per effetto di facili suggestioni possano prevalere su criteri legali e obiettivi e determinare clamorosi errori giudiziari con effetti devastanti sul minore, la sua famiglia e l’accusato.

di Antonino Napoli

Avvocato penalista, cassazionista.