Giornata mondiale dei bambini scomparsi. Le riflessioni di Antonio Marziale, “popolano della rivoluzione francese”, su Denise Pipitone

Oggi, 25 maggio 2021, si celebra la “Giornata mondiale dei bambini scomparsi”, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno più grave di quanto è dato immaginare.

Il pensiero degli italiani non può che andare a Denise Pipitone, rapita – non scomparsa – il 1 settembre 2004 a Mazara del Vallo, perché dopo ben 17 anni la vicenda di questa piccolina, ormai ventunenne, rioccupa ampio spazio nell’informazione contemporanea in virtù di elementi che definire agghiaccianti è riduttivo.

Tralasciando la cronaca, ampiamente descritta da tutti i mezzi di informazione, è necessario soffermarsi su atteggiamenti, che non costituiscono reato, ma che lasciano di stucco chiunque sia dotato di quel “buonsenso” richiamato da Cartesio nel suo Discorso sul Metodo. Il riferimento è all’avvocato Gioacchino Sbacchi, difensore di Anna Corona, ex moglie di Piero Pulizzi, padre naturale di Denise, che secondo il giornalista Gianluigi Nuzzi, conduttore della trasmissione “Quarto Grado”, sarebbe stata iscritta nel registro degli indagati. “Trovo singolare – ha detto il legale – che ci si muova solo perché le televisioni fanno baccano o perché le popolane della rivoluzione francese invocano la testa di qualcuno”. Le televisioni non fanno baccano, ma informano con sensibilità e stili diversi ed è grazie alle televisioni che ci si occupa di casi che lo Stato archivia con troppa facilità. In quanto alle “popolane della rivoluzione francese”, a chi si riferisce il legale? A Piera Maggio? Se la risposta fosse affermativa, direi che siamo al cospetto di una gravissima indelicatezza nei confronti di un cuore di madre spezzato. Le parole sono importanti, perché costruiscono la percezione che abbiamo del mondo e della realtà che quotidianamente ci circonda e dare della “popolana” ad una mamma che è alla disperata ricerca della propria figlia sarebbe davvero un atto di disumanità, per nulla degno della cultura giuridica di un paese civile. Il riferimento non è a Piera Maggio ma all’opinione pubblica in generale? Gravissimo lo stesso, perché manca di rispetto ai “popolani”, esclusi dalla “rivoluzione francese”, giacché si parla solo di “popolane”. Sono un popolano e rivendico il mio riconoscimento!

“Lei e la sorella sono state protagoniste di film pornografici”: scrissero di Piera Maggio mani vigliaccamente anonime ai carabinieri. “Non c’era nulla, assolutamente. Era un discredito, fatto forse per dire che erano stati loro gli autori della sparizione. Forse chi aveva preso la bambina aveva interesse di spostare l’asse delle indagini su un’altra pista”: ha detto il maresciallo Francesco Lombardo. E a tal proposito ricordo benissimo quando il 1 settembre 2007 andai a Mazara del Vallo insieme all’allora Commissario di Governo per le persone scomparse, Rino Monaco, ed un mio amico milite che prestava servizio proprio a Mazara del Vallo mi disse di questa voce che girava insistentemente senza che vi fossero i benché minimi riscontri. Che sciocchi! Dirottare sulla presunta “immoralità” di Piera Maggio le attenzioni è stato un errore. Perché? Presto detto: perché è stato come mettere la firma su un odio sentimentale che ha generato gli accadimenti. Punire gli “immorali”, ma secondo quali canoni, quale cultura se non di stampo talebano?

Capite perché la giornata mondiale sui bambini scomparsi è importante culturalmente? Perché per quanto “leonessa” – come definita da Milo Infante – Piera Maggio ha bisogno di tutti i “popolani” e le “popolane” per alleviare il dolore delle ferite procacciate da “frustate nel recinto di metallo del circo”.

“Abbiamo rivoltato Piera Maggio e Piero Pulizzi come due calzini”: ha detto il maresciallo Lombardo, perché è ovvio che le ricerche partano dagli adulti di prossimità. Peccato, però, non sia stato fatto altrettanto con altra gente. Un esempio su tutti, due carabinieri e due poliziotti cercano Anna Corona per porle domande e dare un occhio all’abitazione in cui viveva e si infilano consapevolmente nella casa della vicina. Consapevolmente perché la proprietaria di casa, intervistata da giornalisti, ha detto: “Hanno visto che c’era esposta la foto di un mio congiunto da poco deceduto e abbiamo parlato di lui”. In questo caso i calzini non sono stati nemmeno cercati.

Io non giudico perché non è il mio mestiere, ma da sociologo, da giornalista, rilevo i fatti e cerco di dare un ordine intelligibile all’apparente caos degli eventi e, benché dopo 17 anni, due magistrati stanno contribuendo “da opinionisti” a comporre il puzzle. Si tratta di Maria Angioni, ex pm a Marsala, che ha parlato e continua a parlare di depistaggio anche tra gli inquirenti, e Alberto Di Pisa, già capo della Procura della Repubblica, che ha fatto finanche il nome davanti alle telecamere di chi secondo egli ha prelevato e portato via Denise. Un nome già processato e assolto nei tre gradi di giudizio, Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise, figlia di Piero e di Anna Corona.

E da presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori invoco quanti sanno anche solo qualcosa di parlare, di levarsi il macigno che al tramonto della vita è destinato a pesare sulla coscienza come pietra che spalanca le porte dell’inferno. Ho conosciuto tanti, nel corso della mia professione, che si sono macchiati di qualche manchevolezza nei confronti di bambini e che erano coscientemente morti dentro, nell’anima. Uno in particolare mi ebbe a dire: “Ho sbagliato tanto, ma quell’errore non mi da pace e ho paura di morire perché ho paura del giudizio di Dio”!

Antonio Marziale

Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori (Popolano della rivoluzione francese al fianco di Piera Maggio e Piero Pulizzi)