Educazione alla cittadinanza per formare “menti libere”

Le trasformazioni sociali e culturali che caratterizzano il nostro tempo hanno profondamente cambiato il nostro modus vivendi sia a livello individuale che  sociale ed impongono alla scuola una profonda analisi e revisione della propria mission.

La nostra società definita complessa, liquida, multiculturale, investita  da vere e proprie rivoluzioni tecnologiche con cui spesso non si riesce a tenere il passo, caratterizzata da un’attenuazione della capacità adulta di presidio delle regole e del senso del limite pone alla scuola il compito di formare uomini e cittadini capaci di affrontare situazioni nuove e mutevoli e di imparare ad apprendere per tutta la vita; si tratta di un grosso impegno educativo che impone la riflessione, la riappropriazione del significato e del senso dell’azione educativa e che ha come fine la comprensione della vicenda umana ed il miglioramento della vita delle persone e della società stessa.

In risposta ai mutamenti culturali e le emergenze sociali che contraddistinguono il complesso paesaggio educativo nel quale sono immerse le giovani generazioni, assume un ruolo centrale l’educazione alla cittadinanza, intesa come leitmotiv di tutto il curricolo. La formazione etico-sociale degli alunni è un obiettivo trasversale, pervasivo di tutte le discipline che necessita dell’apporto di tutti gli operatori scolastici e non si realizza attraverso esortazioni  ma deve passare attraverso momenti operativi basati su esperienze pratiche; per questa ragione è necessario instaurare all’interno della comunità scolastica un costume di vita ispirato ai principi di una società libera e democratica. Per i giovani, infatti, le istituzioni e lo Stato si presentano con il volto della scuola. E’ all’interno di essa, infatti, che i ragazzi verificano per la prima volta la corrispondenza tra le norme sociali e i comportamenti pratici. L’istituzione scolastica ha dunque il dovere di sviluppare negli alunni autonomia di giudizio e quegli atteggiamenti di trasparenza, solidarietà e correttezza necessari per l’inserimento attivo e consapevole all’interno della società. Acquistare autonomia di giudizio vuol dire essere capaci di pensare con la propria testa, pur nel rispetto delle idee altrui, senza cedere passivamente alle tendenze della società, significa essere indipendenti e liberi. Tale libertà non va intesa come anarchia, ma come rifiuto di pregiudizi e stereotipi, libero è colui che è cosciente dei propri diritti e dei propri doveri, che comprende che è compito di tutti anelare al rispetto delle regole e che agisce in base a norme e principi garanti dell’ordine sociale.

Ma come si insegna la cittadinanza, come si educa al rispetto della libertà ed alla pacifica convivenza democratica? L’orizzonte di senso cui tendere è esplicitato in diversi documenti fondamentali: dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE del 18/12/2006 assunta dalle nostre Indicazioni Nazionali alle dichiarazioni del Consiglio d’Europa del 2016 “Competences for democratic culture. Living together as equals in culturally diverse democratic societies” ed infine, ai 17 obiettivi espressi dall’ONU nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Gli inviti pressanti contenuti nei documenti sopra richiamati invitano i professionisti della scuola ad organizzare e progettare il curricolo in modo nuovo, funzionale alle emergenze sociali, ed all’interno del quale i saperi siano volti alla promozione di una cittadinanza consapevole, solidale e responsabile.

Da ciò deve discendere un ripensamento metodologico; non si può infatti, pretendere di far capire a parole che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di convinzioni personali e sociali” (art.3 Costituzione). Non si concorre alla reale formazione etico-sociale degli alunni se non offrendo continue opportunità di esperienza personale all’interno della vita scolastica, configurando la scuola come un vero e proprio laboratorio di esperienze sociali all’interno del quale le nuove generazioni possano esperire direttamente la libertà, la tolleranza, l’importanza dell’osservanza delle regole e scoprire personalmente la soddisfazione che scaturisce dall’agire secondo valori morali riconosciuti dall’intera comunità, per la costruzione del bene comune. La comunità scolastica dovrà costituire il contesto di apprendimento all’interno del quale gli alunni impareranno a comprendere e confrontarsi con gli altri, maturando un comportamento solidale e la capacità di assumere impegni e responsabilità per il buon andamento della collettività.

Alla comunità professionale dei docenti spetta il compito di selezionare e filtrare il sovraccarico di informazioni cui gli alunni sono sottoposti, trasmettendo saperi significativi e promuovendo competenze disciplinari, sociali e civiche. Ma non basta. Gli educatori infatti, mediante il loro comportamento sono riferimenti preziosi, rappresentando i modelli di identificazione bruneriani con i quali l’individuo tende a modellarsi, essenziali nel processo di crescita.

La scuola che è necessaria nel XXI secolo è dunque una scuola che vuole colmare lo iato tra le conoscenze scolastiche  e la vita, attraverso la riflessione sulla condizione umana, andando oltre la frammentazione disciplinare e promuovendo trasversalmente competenze per la promozione della cittadinanza attiva e responsabile.

di Eva Nicolò

Dirigente scolastico e Coordinatrice della Consulta scolastica del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria