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Videogiochi e produzioni mediali a contenuto “mafioso”, il pensiero di Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia: “Istruzione e cultura, non censura”.

Il senatore Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha risposto ad una sollecitazione della nostra redazione sull’influenza che i mass media esercitano sugli adolescenti. Lo spunto trae origine da una polemica innescata dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che ha stigmatizzato il diffondersi di un videogioco – veicolato anche attraverso i social network – denominato “Mafia”, che si sviluppa proprio emulando le gesta violente dei delinquenti.

I media hanno un grande potere di penetrazione nelle coscienze dei giovanissimi, e con media intendo una vasta gamma di sollecitazioni che includono i social, i giochi elettronici e via dicendo. Proprio di recente ho letto di un’ampia polemica in merito ad un videogioco chiamato provocatoriamente “mafia”. Non credo che vietandolo, e con esso tutti i richiami a videogiochi più o meno violenti e truculenti, si cancelli il problema o si  renda la società migliore. È ora di finirla di addossare ad altri mondi le nostre responsabilità. L’educazione, la scuola, lo stimolo alla riflessione in tutti i contesti formativi, il confronto nelle università possono cambiare la società per davvero e renderla  migliore. Avere la capacità di discernimento e di critica ci permette di non enfatizzare concetti che non sono certo da proporre a modello per i giovani, ma da studiare e conoscere preventivamente. 

Mi spiego: che facciamo?  Eliminiamo i videogiochi violenti, tutti quelli che son rappresentativi di corse motoristiche perché causano gli incidenti ed istigano ad una guida veloce? Così poi dovremmo applicare una censura preventiva su tutto o quasi.

Non credo sia questa la soluzione, perché a questo punto basterebbe trasmettere 24 ore al giorno la lettura di opere di Leopardi per ottenere una società “poetica”. Non lo credo possibile.

Educazione è la parola chiave, parola che impegna e fa sudare sette camicie, perché è una parola abusata  e ben poco messa in pratica. 

A tal proposito il mio pensiero lo rivolgo alle maestre ed ai maestri che educano nelle periferie, ma anche nei centri, i giovani, in quanto c’è una diffusissima sottovalutazione della questione educativa-valoriale, tale da consentire violenza e degrado in tal misura nella realtà che neanche nei videogiochi o nelle serie Tv si trova il pari.
Eppure migliaia di operatori di conoscenza e coscienza lavorano con dedizione e speranza, manifestando una resilienza impressionante. 

Ecco, su questi insegnanti che faticano a contrastare un mainstream nichilista e devastante dobbiamo contare e ricostruire un fronte per educare a bellezza, giustizia e solidarietà. 

Solo così le tentazioni, anche ludico-virtuali-elettroniche, del male, saranno depotenziate nella loro virulenza tossica. Perché a fondamento del rispetto umano vi sono istruzione e cultura, valori riconosciuti e capacità di leggere la realtà.

Sen. Nicola Morra

Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere,