È il Meridione a guidare la rivolta: «Quasi 3 milioni per gli stranieri»

Antonio Marziale (Calabria) contesta Authority nazionale: «Progetti calati dall’alto»

Un progetto per minori stranieri non accompagnati da quasi 3 milioni di euro, la voglia di coinvolgere, ancora una volta, le Ong nella gestione dei profughi e la scarsa attenzione riservata ai bambini italiani. C’è questo alla base della lotta intestina tra i garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza e la loro rappresentante nazionale, Filomena Albano, nominata nel 2016 dagli allora presidenti della Camera e del Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, già oggetto di una segnalazione alla Corte dei Conti da parte dei colleghi, qualche mese fa. I Garanti regionali (eletti dai consigli regionali secondo leggi regionali e che con l’Agia trovano un punto di incontro nella Conferenza nazionale di Garanzia) lamentano ormai più che apertamente il «mancato riconoscimento del loro ruolo istituzionale» nelle attività dell’Autorità da parte della Albano, la «centralità pressoché esclusiva di tematiche legate all’immigrazione» e, soprattutto, il fatto di essere costantemente bypassati nell’organizzazione di iniziative e progetti. «È con profondo rammarico che registriamo l’ennesima chiusura a collaborazioni che sin dal suo insediamento abbiamo cercato in tutti i modi possibili di offrire. Che il riconoscimento del nostro ruolo trovi fondamento nelle rispettive leggi regionali istitutive lo sappiamo benissimo: il problema è che lei fatica, inspiegabilmente, a riconoscerlo nei fatti », hanno scritto in una lettera indirizzata alla Albano lo scorso 6 giugno. A far saltare gli equilibri, dopo che le tensioni per mesi si erano accumulate, era stato lo scorso settembre un progetto di monitoraggio sulla tutela volontaria per i minori stranieri non accompagnati «spuntato dal nulla», attraverso il quale la Albano avrebbe voluto affidare a enti terzi compiti operativi. Per capire meglio di cosa si tratta bisogna fare una premessa: i tutori per minori non accompagnati sono formati e indicati a livello regionale, dopo percorsi seguiti proprio dai garanti territoriali. Si tratta in sostanza di comuni cittadini che intraprendono un percorso di formazione e si rendono disponibili a prendere in carico la responsabilità del minore. Lo scorso settembre, senza che le sedi regionali ne fossero a conoscenza, l’Autorità, per volere della Albano, avrebbe dato il via libera a un progetto di lavoro finanziato dalle risorse europee del Fondo asilo, migrazione e integrazione (Fami), gestito dal ministero dell’Interno, volto a «valorizzare l’operato dei tutori volontari e degli altri soggetti coinvolti nel sistema di protezione». E per questo progetto avrebbe garantito la disponibilità di risorse «declinate secondo le specifiche esigenze dei singoli territori, individuate grazie al coinvolgimento degli attori del sistema di accoglienza», per un importo complessivo stimato in circa 2,7 milioni di euro. «Il progetto ci è stato imposto dall’alto come ormai capita sempre più spesso, senza alcuna condivisione e, ancora una volta mette al centro la questione dei minori stranieri che sembra essere il principale se non l’unico punto di interesse della Albano», sottolinea Antonio Marziale, Garante della Calabria. «La programmazione sulla quale ancora a distanza di mesi non abbiamo ottenuto garanzie o informazioni operative non tiene conto di diversi aspetti», spiega ancora, «il primo è una sovrapposizione di ruoli e non meno importante è il fatto che enti terzi non possono accedere a informazioni riservate e a dati personali che noi come referenti dell’Autorità trattiamo». Inoltre, «quando abbiamo chiesto di essere inseriti come partner in virtù delle nostre competenze sulla materia e del principio di collaborazione previsto dalla legge 112/2011, la risposta è stata negativa», aggiunge Jacopo Marzetti, Garante del Lazio. «Continuare a ignorarci e a intraprendere iniziative senza coinvolgerci direttamente significa mancare di rispetto non solo a noi ma anche ai consigli regionali che ci eleggono e dai quali siamo espressione istituzionale», aggiunge Massimo Pagani, Garante della Lombardia. L’impressione dei ben informati è che alla base della lotta intestina ci siano timori relativi alla tenuta della figura nazionale dell’Agenzia, in tempi di tagli, considerata l’operatività territoriale dei colleghi nominati a livello regionale. Certo è che la situazione si trascina da tempo irrisolta. Sulla vicenda, nell’ottobre 2018, è stata anche presentata un’interrogazione parlamentare da parte del deputato della Lega Massimiliano Capitanio, rimasta ad oggi senza risposta.

Alessia Pedrielli (La Verità, pag. 11, 20.6.2019)