Didattica a distanza (DAD), soluzione emergenziale, famiglie non aiutate, digital divide marcato, childcare inesistente e ricadute psicologiche inevitabili

Partiamo da un assunto: lo studio è un dovere, ma soprattutto è un diritto, che il nostro sistema, benché non immune da falle soprattutto in questo momento storico, garantisce “all’italiana”, ossia alla meno peggio.

Le precauzioni in tempo di Covid-19, giuste o sbagliate che siano, sono quelle individuate come possibili per non inficiare il percorso di formazione degli studenti ad ogni livello. Si sarebbe potuto fare di più e meglio? Si.

La didattica a distanza (DAD) supplisce, ma non potrà mai sostituire l’insegnamento in aula. Il medium è “freddo”, non costruisce empatie fra docenti e discenti, toglie tutto ciò che umanamente ci si può scambiare in termini di emozioni. Stare davanti al computer è snervante, disorientante, distraente, isolante, tutto il contrario di ciò che le più elementari forme di socializzazione richiedono. E la scuola è soprattutto “socializzazione”.

Ci saranno inevitabilmente ricadute psicologiche, per grandi e piccini. Ci sono problemi di organizzazione del tempo per madri e padri lavoratori, per nulla aiutati da uno Stato, che pur fregiandosi di un “ministero della famiglia” e di leggi a iosa, non ha mai badato a costruire un sistema di childcare avanzato come nei Paesi scandinavi.

C’è da interrogarsi sui motivi che hanno portato l’Italia a non adeguarsi a tanti Paesi europei che non hanno serrato le scuole, hanno distribuito i turni per evitare assembramenti ed hanno organizzato un sistema di trasporti più efficace. É una domanda legittima. C’è altresì da interrogarsi sul digital divide, che sta rimarcando la differenza tra bambini abbienti e bambini vittime di povertà economiche ed educative inimmaginabili e che, attutiti gli effetti della pandemia, occorrerà drenare.

Consideriamo la DAD un’emergenza, ma se qualcuno immaginasse che trattasi del futuro, meglio farebbe ad occuparsi di altro.

Antonio Marziale

Sociologo, giornalista, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori

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