Covid, anche i minorenni bevono per dimenticare e su Internet riprende la sfida a chi beve di più “Neknomination”

Il Rapporto numero 20/7 dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) pone l’accento sulla drammaticità del consumo di alcol da parte dei minorenni italiani.

“Nel nostro Paese – si legge testualmente nel Rapporto – la Legge 189/2012 impone il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minorenni come raccomandato dalla WHO per i giovani al di sotto dei 18 anni. Le nuove linee guida per una sana alimentazione prodotte dal CREA (Centro di ricerca alimenti e nutrizione) sulla base del dossier scientifico contenente le raccomandazioni e le principali indicazioni al consumatore, considerano “consumatori a rischio per la loro salute” tutti i giovani minorenni che hanno consumano anche una sola bevanda alcolica nel corso dell’anno. Nella fascia di età 11-17 anni quindi, l’indicatore del consumo di almeno una bevanda alcolica, quello del consumo abituale eccedentario e quello del consumo a rischio coincidono e, nel 2018 sono stati pari a 21,3% tra i ragazzi e di 17,8% tra le ragazze.
La percentuale più elevata di consumatori si registra per gli uomini tra chi beve birra (M: 17,5%) seguiti da aperitivi alcolici (11,8%) e vino (9,6%). Per le coetanee invece non si registrano differenze significative tra le consumatrici di birra e aperitivi alcolici (12,1% e 12,0% rispettivamente). I valori più bassi si registrano tra chi beve amari e superalcolici. Le prevalenze di consumatori di vino, birra e amari sono statisticamente superiori tra gli uomini rispetto alle
donne. Il 9,3% dei ragazzi e il 7,5% delle ragazze hanno dichiarato di aver consumato bevande alcoliche lontano dai pasti e una quota minore ha dichiarato di aver praticato il binge drinking (M: 3,5%; F: 2,4%) e non si registrano variazioni statisticamente significative rispetto allo scorso anno.
Nonostante la prevalenza dei consumatori a rischio sia diminuita rispetto a dieci anni fa, nel corso degli ultimi 5 anni non si registrano variazioni significative dell’indicatore né tra gli uomini né tra le donne di questa fascia d’età; per queste ultime tuttavia un aumento (significatività statistica IC90%) è stato registrato rispetto al 2017 pari al 22,1%.
In totale si stima che gli adolescenti minorenni che gli organismi di sanità pubblica considerano a rischio sulla base delle nuove evidenze scientifiche sono stati nel 2018 circa 800.000, con una marcata differenza di genere (M: 21,3%; F: 17,8%)”.

In una intervista recentemente rilasciata ad Open.online il professor Emanuele Scafato, direttore del centro dell’Oms per la Ricerca e la Promozione della Salute sull’Alcol, a capo dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, ha spiegato: “Delle 48 mila intossicazioni registrate nei pronto soccorsi sappiamo che il 17% di questi riguarda i minori di 14 anni“. Scafato ha evidenziato: “Anche Internet non ha aiutato. Pensiamo ai frequenti episodi di una vecchia modalità di divertimento tornata in auge proprio durante il periodo di pandemia: la “Neknomination“. È un gioco virtuale, che consiste nel nominare tre amici chiamati a filmarsi mentre bevono alla goccia un’intera bottiglia di super alcolico. Una tendenza che data per scomparsa ma che con il Covid ha preso nuova forza incentivando nuove intossicazioni da alcol.

Antonio Marziale

Sociologo, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori

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