Ciambra, uomo stroncato dal Covid. Senza soluzione lo scandalo dei piccoli “zingari” illusi e abbandonati

Riportiamo l’articolo pubblicato in data odierna dal quotidiano Gazzetta del Sud, a firma del giornalista Domenico Latino, sul degrado di uno dei quartieri simbolo del degrado urbano. Ringraziando il collega Latino e la testata per la decisa volontà di continuare una battaglia cui il presidente dell’Osservatorio, Antonio Marziale, nelle vesti di Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, ha conferito priorità nell’arco di tutto il mandato.

GIOIA TAURO – Cielo plumbeo sulla “Ciambra”, famigerato ghetto in cui da anni risiede una folta comunità di cosiddetti “zingari”; luogo dalle mille contraddizioni, sdoganato a Cannes e Venezia dal regista Carpignano che sulle condizioni di degrado ci ha fatto un film da Oscar; ai cui residenti, attori protagonisti e non, è capitato l’ingannevole sogno di calcare i parterre dei festival internazionali più prestigiosi per poi risvegliarsi ancora in mezzo alla fogna e ai topi; di ricevere dieci minuti di applausi alla “Quinzaine de Realisateurs” e di cadere subito nel dimenticatoio tornando agli stenti di sempre. “Tra palco e realtà”, per dirla alla Ligabue. Ed è un’amarissima realtà. In questi giorni è morto un uomo alla Ciambra, giovane, con patologie concomitanti, ma stroncato anche per colpa del Covid. Il terribile virus ha fatto il suo ingresso in quelle lande che sembravano essere schivate anche dal contagio. Purtroppo, era da mettere in conto. Ciò che invece non si può accettare è lo stato vergognoso di abbandono in cui versa ancora l’intera zona. Nulla è cambiato, anzi, sicuramente la situazione è peggiorata da quando, dopo le battaglie di Gazzetta del Sud e del Garante regionale per l’Infanzia, Antonio Marziale, la Prefettura di Reggio, prima con il prefetto Di Bari poi con l’attuale Mariani, decise che sulla Ciambra lo Stato ci avrebbe messo la faccia. Poco è stato fatto: l’illuminazione, l’asfalto dello sterrato. Il problema dei reflui e della spazzatura, invece, rimane ed è grande quanto le inaudite montagne di rifiuti che si stagliano imponenti dal ciglio della strada. Gli scantinati dei palazzi Aterp pericolanti restano sommersi da almeno due metri di liquami minando la salute e la sicurezza delle famiglie con bambini che vi ci abitano. All’ingresso del quartiere continua a scorrere, come l’anno scorso e l’anno prima, un rivolo limaccioso e malsano in cui pullulano gli insetti, fra miasmi insopportabili. Una perdita di fogna e acque bianche che il Comune, seppur in questi giorni impegnato in interventi molto più impegnativi, potrebbe risolvere davvero con poco ma il guasto permane, nel disinteresse più totale. E poi c’è la “grande mondezza”, una linea di trincea sedimentata sui rifiuti accatastati nel 2017, all’indomani del maxi incendio che tenne l’intera città sotto scacco della diossina per giorni, che i gioiesi continuano ad alimentare sbarazzandosi, direttamente o per interposte persone, della qualunque. Incredibile ciò che appare agli occhi di chi si avventura da quelle parti, basti pensare che in cima alle discariche, che sovrastano le prime baracche, vi sono perfino carcasse d’auto; la puzza è tremenda; l’intera area è infestata da centinaia di ratti grossi come nutrie. Una babele indescrivibile per quanto ignobile. Il sindaco Alessio, circa un anno fa, chiese allo Stato un milione di euro per poter bonificare la zona. Si disse che i residenti non sarebbero rimasti soli. Tante le passerelle, i proclami, le promesse. Poi, “grazie” alla pandemia, si fermò tutto. Ma è proprio per il periodo di grave crisi pandemica che risulta inammissibile che centinaia di persone vivano in condizioni simili in un inferno dove qualsiasi misura di prevenzione sarebbe assolutamente vana per degrado e promiscuità. A margine dell’ennesimo sopralluogo, l’ex presidente del Consiglio comunale Santo Bagalà chiede a gran voce all’Amministrazione e all’Asp di avviare una campagna di screening Covid per la comunità Rom, persone che, comunque, vivono la città come tutti gli altri residenti e mandano i propri figli a scuola. O, almeno, dovrebbero, visto che non è chiaro quanti di loro abbiano potuto seguire le lezioni a distanza durante il lockdown e quanti poi abbiano ripreso effettivamente la didattica in presenza. Sulla questione, in settimana, interverrà anche Marziale. Anche se, qualsiasi intervento, non provoca più vergogna a nessuno …

Domenico Latino (Gazzetta del Sud, 23 febbraio 2021)

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