Intervista / Enzo Infantino: “Bambini sfuggono alla guerra, ma muoiono per il freddo”

Le cronache ci informano, sempre mai abbastanza, dell’esodo di bambini che scappano dalle guerre e trovano la morte nei campi profughi per il freddo. Enzo Infantino, un volontario in missioni umanitarie, risponde ad alcune domande postegli dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori.

Dal 1 dicembre 2019, circa 450mila bambini sono stati costretti a fuggire dalle loro case a Idlib, in Siria, da dove più di un quarto della popolazione è sfollata a causa della brutale escalation del conflitto in corso. Com’è la situazione oggi?

La guerra in Siria, che dura da 10 anni, ha prodotto fin qui una enorme tragedia umanitaria. Secondo molti osservatori internazionali, il conflitto ha provocato circa 390 mila morti e oltre 11 milioni di profughi. In questo drammatico contesto il prezzo più alto lo stanno pagando i bambini. L’Unicef in un suo rapporto parla di 4,8 milioni di bambini bisognosi di assistenza umanitaria. Di fronte a questi numeri l’unica speranza è che il conflitto cessi immediatamente.

Le condizioni di vita nei campi sono assolutamente disumane, donne e bambini vivono senza un tetto sulla testa né vestiti caldi, esposti a temperature sotto lo zero. Lei è tra i cooperatori umanitari spesso impegnato a portare soccorso ed aiuti in questi accampamenti. Cosa prova ogni volta che vi accede?

Ho conosciuto e vissuto la condizione infernale in cui sono costretti a vivere i profughi. Per anni sono stato impegnato in missioni umanitarie in Grecia e in Libano, dove tutt’ora circa 1,5 milioni di persone sono bloccate. Ogni qualvolta entravo nei campi profughi ho provato un sentimento di rabbia misto ad impotenza. Mi sono sempre chiesto come un essere umano riesca a sopravvivere in una situazione così estrema. L’uomo, probabilmente, si adatta a tutto pur di sopravvivere. Ma quella non è vita. Per questo è necessario aprire dei corridoi umanitari che mettano in sicurezza quegli esseri umani che – è bene ricordare – fuggono da guerra e miseria.

Le cronache parlano di decine di bambini deceduti a causa del freddo

Il freddo nei campi è micidiale e spesso mortale per le persone più fragili. Le tende sono spazzate via dal maltempo e dalla pioggia. Negli ultimi anni, così come ci racconta Save the Children, molti bambini hanno perso la vita. In alcuni casi i bambini sono vittime degli effetti collaterali al freddo. Le misere tende in cui vivono alcune volte vanno in fiamme a causa del fuoco accesso al loro interno, nel vano tentativo di riscaldarsi. Sono stato testimone di un tragico caso in un campo profughi in Grecia. Ho visto un bambino, riuscito miracolosamente a sopravvivere, completamente sfregiato dal fuoco.   

Chi potrebbe fare qualcosa e non fa nulla?

Non c’è alcun dubbio che i paesi occidentali hanno avuto e hanno un ruolo in molti conflitti. Basti pensare allo Yemen con la fornitura di armi all’Arabia Saudita, anche se ultimamente sia gli Stati Uniti che l’Italia hanno fermato la vendita verso quel paese. L’ONU deve avere maggiore forza per creare le condizioni per la fine dei conflitti. Il paradosso è che mentre da un lato si provocano e si alimentano le guerre, dall’altro si rifiutano l’accoglienza e si lasciano quelle persone a marcire nei campi profughi impedendo loro, con modi brutali come accade in Croazia, di oltrepassare i nostri confini.

La Dichiarazione Universale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza è completamente disattesa. Come ci si sente al cospetto di questi bambini quando li incontra?

I bambini, a differenza degli adolescenti, hanno meno consapevolezza delle condizioni drammatiche in cui vivono. In quei contesti hanno un ruolo fondamentale i volontari che provano ad offrire loro un sorriso e farli sentire ancora bambini, giocando e garantendo un minimo di didattica. Poi, per alcuni di loro, dopo dure prove legate al lungo cammino che li ha portati dalla Siria in Grecia, si è aperta la speranza concreta di ricongiungersi con i familiari precedentemente approdati in Nord Europa. Ho seguito personalmente il caso di un bambino che ho conosciuto nell’inferno del campo profughi di Idomeni, al confine con la Macedonia. Dopo due anni sono riuscito ad accompagnare lui la mamma e le sue tre sorelline in Germania fino all’abbraccio con il Papà.

Di Enzo Infantino e Tania Paolino, in libreria: Kajin e la tenda sotto la luna. Storia di rifugiati siriani in territorio greco (Pellegrini Editore)

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