Agosto 8, 2022

Portati via dalle loro mamme o dai loro papà, molte volte per causa di entrambi o di qualcuno dei due. Letteralmente strappati agli affetti e non sempre con la dovuta perizia.

La storia ci ha consegnato le vicende di Bibbiano, del Forteto, ma anche di Veleno, caratterizzate da manchevolezze o disattenzioni che hanno fatto presto ad essere definite “maltrattamento istituzionale”.

Portati in comunità e tenuti lontano per anni. Cè chi parla di business, chi denuncia connivenze e chi anomalie giudiziarie. Il problema è che i casi non sono pochi. Oltre l’eclatante esiste una realtà di mezzo, che fatica a trovare spazio sui media.

L’istituto dell’affido non è da stigmatizzarsi a prescindere, perché esistono casi in cui l’allontanamento potrebbe essere un sollievo per alcuni bambini, ma i numeri della pratica sono ormai assimilabili alla pratica di uno sport nazionale: l’ex ministro di Giustizia, Alfonso Bonafede, ha riferito che i bambini allontanati dalle proprie famiglie nel periodo Gennaio 2018 – Giugno 2019 sono stati 12.338 e complessivamente si parla di oltre 160mila minori in venti anni.

Il più delle volte a fare da sfondo a queste tragedie sono le separazioni coniugali, con le parti in causa che si contendono i figli fino all’ultimo colpo, anziché preservarli da un calvario che li segnerà per tutta la vita.

Bambini portati via di peso da casa o da scuola, in preda alla disperazione e con modalità militaresche tarde a morire. Ricoverati in comunità, tra lentezze e farraginosità burocratiche, ivi rimangono per anni, al costo massimo di 120 euro al giorno, sostenuto dai Comuni di provenienza. Si calcola la spesa di circa 1miliardo di euro all’anno, distribuiti in circa 1800 strutture dislocate in tutta Italia.

Alcuni entrano in queste comunità da neonati e ci restano fino al conseguimento della maggiore età, con allo sfondo procedimenti giudiziari che sovente lasciano a desiderare.

C’è, in quantità e qualità, tantissimo materiale sul quale basare un’inchiesta specifica del Parlamento e soprattutto per cambiare un sistema che, al netto dei risvolti economici, lascia sul terreno vittime: i bambini.

Siamo a conoscenza di casi (troppi) in cui madri potrebbero accudire i propri figli con la dovuta accuratezza e non si capisce perché, invece, tra relazioni di assistenti sociali e decisioni della magistratura viene decretato il contrario.

Antonio Marziale

Presidente Osservatorio sui Diritti dei Minori, sociologo, giornalista