L’adescamento dei minorenni via chat o social è a tutti gli effetti violenza sessuale

Si macchia del reato di violenza sessuale il soggetto che, tramite chat o messaggi elettronici, adesca minori costringendoli a girare foto e video pornografici. Non solo, l’utilizzazione del mezzo informatico infatti non consente di invocare l’attenuante di “minore gravità” del reato comportante la conseguente diminuzione di un terzo della pena. A decretarlo è intervenuta la Corte di Cassazione, con la sentenza 19033/2013, che ha rigettato il ricorso di un uomo ritenuto responsabile dei reati di cui agli artt. 81 cpv., 609-bis, 6O9-ter comma 1 n. 1, 61 n. 11 e 600-quater codice penale. La motivazione, si legge nel testo, è fondata sul fatto che “dopo aver contattato via internet, mediante Msn, due minori infra-quattordicenni, celando la sua vera identità, -l’imputato- le costringeva con minaccia ad inviare foto e video che le ritraevano nude ed in pose oscene (atti masturbatori […]) ed, inoltre, perché deteneva su supporto magnetico materiale video di contenuto pedopornografico”.

Secondo la sentenza di Piazza Cavour, i giudici supremi nel bocciare il reclamo del ricorrente, ripresentato appunto in Cassazione, hanno efficacemente considerato le modalità di svolgimento dei fatti, “connotati da particolare insistenza ed invasività e chiaramente indirizzati anche ad ottenere contatti fisici diretti con una delle minori, indicando testualmente i brani di conversazione dalle quali detto intento era immediatamente percepibile. Hanno inoltre giustamente escluso che il mezzo utilizzato per realizzare il reato dovesse ritenersi scarsamente intrusivo come sostenuto dall’appellante”.

La Suprema Corte ha deliberato, infatti, che “il mezzo informatico e le comunicazioni mediante «chat» o «social network», rendono particolarmente agevole l’approccio anche con soggetti con i quali il contatto diretto o attraverso altri mezzi di comunicazione sarebbe senz’altro più difficoltoso, non essendo necessario disporre, ai fini di tale contatto, di dati personali (identità, indirizzo, numero telefonico etc.) e potendosi raggiungere l’interlocutore anche attraverso una semplice ricerca o l’utilizzazione dei sistemi utilizzati dalle singole piattaforme per mettere in contatto tra loro gli utenti. Rilievo non minore assume, inoltre, la velocità delle comunicazioni e la possibilità di inviare fotografie e riprese video, anche contestualmente alla loro realizzazione, attraverso dispositivi portatili”.

Fonte: https://www.leggioggi.it/2013/05/03/cassazione-compie-violenza-sessuale-chi-adesca-minori-via-internet/