Mass Media News

Marziale demolisce il critico del Corriere della Sera Aldo Grasso: “Scegli una sede televisiva e confrontati a viso aperto”

Pino Insegno, comico e conduttore di Voice Anatomy su Radio24, ha letteralmente demolito il critico televisivo del Corriere della Sera, Aldo Grasso, accusandolo, tra le altre cose, di cattiveria che si spinge oltre la critica. Ricordo bene quando con Pino commentammo un editoriale in cui il Grasso esaltava Roberta Lanfranchi, ex moglie di Insegno, per aver cacciato di casa il coniuge. Erano i giorni della separazione e a quel tempo frequentavo sia Pino che Roberta, giorni di sofferenza, che non avevano certo bisogno della calata del corvo.

Aldo Grasso, già… Mi ha dedicato editoriali al fulmicotone, bollandomi come “bacchettone e moralista” e andando ben oltre la critica televisiva, mettendo addirittura in discussione il mio percorso di studi: “Mi sono documentato presso l’Associazione dei Sociologi e Marziale non risulta iscritto”. Cima di rapa, i sociologi abbiamo più associazioni e non un Albo, e io sono presidente onorario dell’Associazione Sociologi Italiani e del Dipartimento Lombardia dell’Associazione Nazionale Sociologi. In fondo bastava chiedere in ateneo, dove ho discusso una tesi con il massimo dei voti, relatori due autentici luminari della materia: Carmen Leccardi e il compianto Antonio De Lillo, già preside della storica facoltà di Sociologia a Trento. Gli ho risparmiato questa ed altre ragioni di querela, mi deve essere grato finché campa, il Grasso. Ma, bastava anche chiedere all’Università per informarsi dell’altra mia laurea in Scienze della Comunicazione cum laude, con relatori Valeria Verrastro e il “guru” della psichiatria contemporanea Filippo Petruccelli, proprio sul tema Tv e Minori. E mi fermo qui, omettendo master ed altro ancora…

Ha cominciato ad occuparsi sistematicamente di me negli anni in cui, inizi 2000, cominciai a frequentare i salotti televisivi per affermare le ragioni del Codice Tv e Minori tutt’ora vigente, coadiuvando l’allora ministro Maurizio Gasparri, che mi volle al tavolo ministeriale dandomi un ruolo di primissimo piano. Maurizio Costanzo, Bruno Vespa, Massimo Giletti, omettendo tantissimi altri, mi spalancarono le porte delle loro trasmissioni per mettermi in condizione di rivendicare una Tv a portata di minori, pur non essendo loro d’accordo con il principio. E il Grasso non trovò nulla di meglio che accusarmi di frequentare gli stessi salotti che stigmatizzavo con risalto mediatico internazionale. Si, perché il Codice italiano fece da laboratorio anche fuori dal contesto nazionale.

Oh vate… e se non mi avessero spalancato le porte dei loro Talk Show dove e come avrei potuto rivendicare le ragioni di qualcosa che stava per divenire riferimento legislativo? Suonando ai citofoni dei palazzi, come disse Maurizio Costanzo rispondendo ad una domanda postami da Pierluigi Diaco al Maurizio Costanzo Talk su Rai2? Grasso, che contestualmente esaltava il Grande Fratello come produzione innovativa, bellissima, affascinante. 

Il Lions Club Castello Svevo di Cosenza ebbe l’idea di farci incontrare in occasione di un convegno, proprio in tema di Tv e Minori, al quale parteciparono Giorgio Assumma, presidente nazionale della SIAE, e il mitico giornalista del TgR Calabria Gregorio Corigliano, espertissimo di televisione. Non venne, il Grasso, ebbe paura del confronto, giusto come ha detto Pino Insegno alla Zanzara. Mi rendo conto che già chiamarsi “Marziale” può incutere timore, come sostenne Enrico Mentana nel corso di un Porta a Porta, ma fino a un certo punto. 

Ricordo di avere parlato con Maurizio Costanzo nel camerino del Parioli, prima di una delle innumerevoli puntate cui ho partecipato. Non ero abituato a critiche così feroci, personali, e Maurizio mi disse: “Se vieni in Tv devi abituarti. E poi, lascialo fare, è tutto “grasso” che cola”.

Giorgio Simonelli, docente di storia della televisione e giornalismo televisivo,nel corso di una pausa al Grande Talk, mi suggerì di comprare un quotidiano di nicchia, molto bello devo dire, scomparso purtroppo dall’editoria, .Com, e li trovai un articolo in cui lo stesso Simonelli imputava al Grasso di aver recensito un programma mai andato in onda. Si, avete capito bene… Evidentemente guardando televisione da mattina a sera ha patito di qualche effetto collaterale di tipo allucinatorio.

Il suo ego e la sua sfrenata ambizione lo hanno portato, 18 anni fa, a passare dall’altra parte della barricata. I programmi, invece di criticarli, ha provato a farli. Fu un clamoroso flop, durato per fortuna degli ascoltatori neppure un anno. Aldo Grasso accettò infatti di dirigere Radio Rai nella sciagurata stagione della Rai dei professori, un esperimento simile a quello in corso d’opera nel nostro governo. Da allora Grasso non ha più alcuna autorevolezza, è uomo di parte e per di più rancoroso per il suo insuccesso“: ha scritto Alessandro Sallusti su Il Giornale. 

E poi Igor Righetti, il Comunicattivo di Radio Rai, nipote di Alberto Sordi, quotidianamente attaccato dal critico, si fece venire in mente la rubrica Colpo Grasso e, ohibò, le bordate su di lui sul Corriere della Sera finirono. Ritirata di Caporetto postmoderna, è vero Grasso? 

Io non sono un personaggio televisivo, ma un uomo votato alla tutela dei bambini. Il mio curriculum pullula di cose realizzate, la più importante delle quali l’apertura del reparto di rianimazione pediatrica in Calabria, la mia terra – anche su questo il Grasso fece allusioni, come se io fossi “mafioso” per nascita, e sono due querele risparmiate – che era l’unica a non averla. Che motivi aveva di attaccarmi con veemenza? Io rivendicavo un principio di tutela per quei bambini che, lasciati soli davanti al video, impattavano e continuano ad impattare con scene potenzialmente in grado di nuocere, come dimostrato ormai dalla scienza ad ogni livello, altro che filosofie grasse. Si è arrogato la responsabilità culturale, scrivendo chilometri di paginate, di smontare senza argomenti e con palese approssimazione ciò che, invece, da me sostenuto e confermato, per esempio, dalla clinica pediatrica Meyer di Firenze, fiore all’occhiello italiano nel mondo, o da altri eminenti studiosi della materia nel mondo.

“Scegli una sede collega pubblicista Grasso, un contenitore televisivo, e vieni a confrontarti, non fuggire come hai fatto a Cosenza tra le risate di un folto pubblico che ho salutato dicendo: “Io sono qui, ma come vedete il grasso strada facendo è colato”. Pensavi di avere fatto la figura del cattedratico borioso, altezzoso, che non si scomoda al confronto con un uomo qualsiasi, quale ritengo orgogliosamente di essere? E invece abbiamo riso di gusto, al punto che Greggio e Iacchetti, con tanto di regia di Antonio Ricci, non avrebbero mai potuto far ridere così. Pensa, come ti sei contraddetto: scrivevi che non ero all’altezza, sfuggivi al confronto e poi mi hai contemplato tra le bibliografie nella tua enciclopedia sulla Tv. Coerenza e contraddizione. Tu per vivere hai dovuto scrivere di me, io per vivere … guarda la vignetta sopra e fatti un’idea, Grasso”.

Antonio Marziale

Sociologo, giornalista, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria