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Internet: uno strumento meraviglioso, ma con qualche rischio

La Rete Internet costituisce uno strumento di crescita intellettuale incredibile. Consente di acquisire gratuitamente informazioni su qualunque cosa e permette inoltre di entrare in contatto con persone di tutti i generi e residenti anche in paesi lontanissimi dal nostro. Insomma è una tecnologia che ha modificato notevolmente il nostro modo di vivere. L’individuo però si è trovato immerso nel giro di pochi anni in una fitta rete di comunicazioni digitali (email, SMS, ecc.) a cui non era abituato e che necessita di un processo di adattamento per evitare di entrare in collisione con le norme sociali e penali oltre che sottoporre ad eccessivo stress la sua mente. Di fatto molte persone che utilizzano forme di comunicazione tecnomediata attuano taluni comportamenti (alcun illegali) che difficilmente porrebbero in essere in ambiente fisico convenzionale. Il potere disinibente del cybersex nelle chat line, il cyberstalking (molestie assillanti) eseguito con email ed SMS da individui che non avrebbero mai il coraggio di molestare una persona nel corso di una relazione faccia a faccia, rappresentano alcuni dei “sintomi” di tale situazione. Il semplice interesse nei confronti della telematica da parte di studiosi della Psicologia, della devianza e del crimine ha sovente suscitato il disappunto di coloro che hanno riposto in tale settore le loro aspettative di crescita culturale e di comunicazione libertaria e che percepiscono tale attività di osservazione come una sorta di criminalizzazione tout court dello strumento (amplificata in realtà da certa stampa scandalistica). Le reti telematiche, d’altra parte, rispecchiano il mondo che le ha create. Contengono scienza, cultura, opportunità di lavoro, informazione, amore, arte, solidarietà, politica e tutto ciò che è positività e progresso ma anche pornografia, truffatori, terroristi, pedofili, mafiosi come, del resto, la parte del mondo che si articola fuori del cyberspazio. Il mondo virtuale, così come quello reale, non sfugge al perenne confronto dialettico tra il bene e il male, tra le scelte giuste e quelle sbagliate, tra la vita e la morte. Si tratta di diverse istanze della medesima dimensione ed il tentativo di giungere all’esclusione dell’una o dell’altra sfocia sovente nell’alienazione e nella frustrazione. E’ innegabile che le opportunità offerte dalla rete di comunicare in maniera efficace e riservata già da tempo vengono colte, oltre che da noi tutti, anche da organizzazioni criminali di varia natura. Narcotrafficanti, organizzazioni mafiose, gruppi terroristici, venditori di materiale illegale (organi umani, pornografia minorile, eccetera) hanno riversato sulla rete le loro attenzioni inducendo le agenzie di controllo a predisporre opportune procedure investigative nell’ambito del cyberspazio. Tale dinamica costituisce una sfida anche sul piano giuridico essendo molte normative nazionali di difficile applicabilità specie quando le azioni criminali risultano avulse da connotazioni territoriali specifiche e quando lo sviluppo tecnologico manda in affanno la logica interpretativa delle leggi. (Testo tratto dal libro Computer crime, Edizioni Apogeo, 2000, autore Marco Strano).

Le informazioni illegali presenti sulla rete internet.
Il fenomeno delle informazioni illegali circolanti sul web, pur avendo delle dimensioni limitate in termini statistici, rispetto alla stragrande maggioranza di informazioni legali immesse nella rete, rappresenta un fattore di allarme, soprattutto per i rischi di trasferimento di queste informazioni ad un’utenza giovane. Sulla rete si trovano infatti informazioni utili all’esecuzione di azioni criminali anche di notevole gravità (istruzioni su come confezionare ordigni esplosivi, tecniche per la produzione e raffinazione di droghe, comunicazioni di gruppi terroristici, tecniche per la realizzazione di frodi telematiche, esortazione alla violenza e all’odio razziale, satanismo e, naturalmente, hacking nelle sue infinite sfaccettature). Alcuni siti web offrono informazioni assolutamente precise su come mettere in atto una serie di reati. Il linguaggio utilizzato dal loro creatore è spesso spiritoso ed accattivante e le azioni illegali vengono di solito presentate sotto forma di gioco divertente ed invitante. Non mancano i suggerimenti tecnici come, ad esempio, l’esatta collocazione dell’esplosivo per distruggere delle cose o le azioni necessarie per eludere la cattura quando si commettono delle frodi. Tali siti contengono inoltre vari links riferiti ad argomenti illegali: come falsificare i soldi, come costruire le bombe, come danneggiare o distruggere una macchina, come produrre carte di credito false e molto altro ancora. Si tratta quindi di una specie di raccolta di tecniche devianti ognuna delle quali viene descritta con dovizia di particolari. In questo quadro una situazione di notevole rischio si può configurare soprattutto nel caso di giovane età dei soggetti esposti a modelli di comportamento deviante veicolato dalla rete. Spesso i loro genitori sono avulsi dalla tecnologia digitale e di fatto impossibilitati a comprendere e percepire eventuali contesti di illegalità a cui si è accostato il proprio figlio. In primo luogo, per molti adolescenti, la fruizione di tale materiale avviene talvolta in solitudine, senza quindi la possibilità di un confronto immediato con altre persone al di fuori del web. In secondo luogo, la condizione psicologicamente inquieta degli adolescenti e la loro notoria ricerca di modelli di identificazione, può facilmente percepire alcune comunità virtuali devianti (es. gli hackers) come particolarmente affascinanti specie per la loro capacità di interloquire, attraverso il crimine, con la comunità degli adulti a livello paritetico. In effetti, considerare la semplice esposizione a modelli devianti come causa lineare del crimine può rappresentare un approccio riduttivo poiché, in realtà, l’individuo mantiene fortunatamente una cospicua capacità decisionale e valutativa nei confronti del proprio comportamento pur sottoposto a stimolazioni e ad accattivanti identificazioni con contesti illegali. Il più delle volte infatti, l’azione criminale è frutto di un complesso processo di attribuzione di significato da parte dell’autore che non si può considerare, anche se in giovane età, una sorta di burattino. Ad ogni modo, queste considerazioni non limitano la pericolosità intrinseca di talune informazioni illegali reperibili su internet che, acquisite da soggetti “a rischio” possono rappresentare una base di partenza importante per eventuali percorsi comportamentali illegali o pericolosi per l’incolumità fisica di tali soggetti.

Le chat-line: belle e brutte esperienze

La diffusione delle nuove tecnologie comunicazionali, in particolare dei sistemi chat-line ed email è riuscita ad influenzare il modo di incontrarsi e di interagire delle persone. Sempre più utenti di internet si conoscono sulla rete e alcune di queste conoscenze si trasferiscono nel mondo reale con incontri “dal vivo”, a volte con soddisfazione (si moltiplicano i matrimoni tra persone conosciute in chat), a volte con profonde delusioni. Molti soggetti timidi sono riusciti a vincere la difficoltà di instaurare relazioni con persone sconosciute grazie al “filtro” offerto dal computer. Altri soggetti, con strutture di personalità particolari, hanno eletto la chat a vero e proprio “rifugio della mente” incrementando ancor di più il loro isolamento sociale. Alcuni studi scientifici hanno addirittura segnalato il manifestarsi di una vera e propria “dipendenza non-chimica” per dei fruitori ossessivi di questo strumento telematico. Si tratta di quella che è stata definita clinicamente come Cyber Relationship Addiction: riguarda lo stabilire relazioni amicali e/o sentimentali tramite email, chat rooms o newsgroup a scapito dei reali rapporti interpersonali. I soggetti che manifestano questo quadro clinico non sono quelli che trovano e coltivano amicizie in rete ma quelli che lo fanno esclusivamente in rete e manifestano progressivamente difficoltà relazionali nel mondo reale. Ma l’aspetto su cui vogliamo soffermarci è la mancanza di una identità certa negli utenti delle chat. Alcuni uomini e donne, sfruttando l’anonimato offerto dalla chat, si presentano infatti nelle conversazioni in rete talvolta con un’identità diversa, un sesso diverso un’età diversa. E in questo tutto sommato non c’è niente di male. La rete consente infatti di sperimentare, senza troppi rischi, cosa vuol dire appartenere ad un’altro genere o come ci si sente (da vecchi) ad essere ancora un adolescente o cosa vuol dire svolgere una professione diversa. L’importante è però, per gli utenti delle chat, essere coscienti di questa situazione e non dimenticare mai che il loro interlocutore, per motivi vari, può essere diverso (o diversa) da quello che dichiara di essere, con tutto ciò che ne consegue. Una facilità estrema nel lasciarsi andare a confidenze anche riguardanti aspetti intimi della propria vita, con una persona appena conosciuta in chat, è insomma una cosa che comporta un certo coefficiente di rischio. Questo non vuol dire ovviamente che si debba rinunciare a comunicare con persone appena conosciute (in fondo è la cosa più divertente che offre la chat) o di dover rinunciare all’allargamento della cerchia degli amici incontrando nel mondo reale delle persone conosciute on-line.

Bisogna a nostro avviso semplicemente ricordare ancora una volta che le chat-line rispecchiano il mondo che le ha create. Contengono cultura, informazione, dibattito politico, amore, arte, solidarietà, e soprattutto possibilità di nuove e interessanti amicizie, ma anche mercanti di pornografia, truffatori, terroristi, pedofili, maniaci come, del resto, la parte del mondo che si articola fuori del cyberspazio. Nella chat si incontrano quindi persone di tutti i tipi. Ci sono, come nel mondo reale, persone a posto e brutti ceffi, nella stessa identica percentuale di una strada affollata o di qualsiasi altro luogo pubblico. Nei contatti con persone nuove conosciute sulle chat-line sembra quindi manifestarsi nei navigatori una minore diffidenza rispetto a quando si muovono nel mondo reale e una certa facilità alla caduta di tabù e resistenze. I discorsi giungono rapidamente su tematiche sessuali, molto più velocemente che in situazioni di contatto diretto. In effetti non è molto semplice parlare di sesso con una persona che si è conosciuta (dal vivo) da pochi minuti. In chat succede invece di frequente. Probabilmente questo è dovuto in parte al fatto che quando si comunica con altri su internet lo si fa dalla propria casa, dalla propria camera e questo genera una sensazione di tranquillità, di protezione. L’assenza di indicatori non-verbali tra noi e il nostro sconosciuto interlocutore riduce le remore di tipo sociale (legate soprattutto al ruolo) e limita l’utilizzo di quella che gli psicologi sociali hanno definito “maschera di interazione”. C’è poi il computer che volendo si può sempre spegnere quando ci si sente in difficoltà e questo è un ulteriore fattore rassicurante nel corso dell’interazione: se ci si rende conto di essere stati inadeguati o inopportuni basta uscire dalla chat o disconnettersi per interrompere immediatamente la relazione senza che l’interlocutore sappia con chi aveva a che fare. In effetti la maggior parte dei “navigatori” adulti ha imparato ad usare un minimo di cautela nell’interagire con gli sconosciuti e tale cautela è generalmente sufficiente per evitare brutte sorprese. Se si conosce qualcuno sulla chat e si decide di incontrarlo dal vivo, dare il primo appuntamento in un luogo pubblico e affollato e non andare all’appuntamento da solo rappresenta una precauzione sufficiente per evitare brutte sorprese. Non è la stessa cosa per i bambini. La loro curiosità unita all’ingenuità può metterli in condizione di rischio nel momento in cui vengono avvicinati on-line da soggetti con cattive intenzioni, ad esempio con pedofili. La chat offre una certa facilitazione da parte dei pedofili nella fase di contatto iniziale con la possibile vittima e consente quindi al molestatore, senza eccessivi rischi di cattura, delle forme di molestia di tipo verbale (il pedofilo prova soddisfazione nel condurre il minore su argomenti di tipo sessuale). Per quanto riguarda l’adescamento vero e proprio, ovvero un incontro in carne ed ossa organizzato attraverso internet, l’ipotetico vantaggio offerto dalla mediazione del mezzo informatico è costituito dalla possibilità, da parte dell’adescatore, di recedere rapidamente in caso di difficoltà, con ridotti rischi di cattura rispetto alle strategie non-digitali (parchi pubblici, scuole, centri ludici, sale giochi eccetera). Il successo di un’eventuale tecnica di avvicinamento è però legato all’ipotesi che il minore non informi nessuno del contatto avvenuto o che la sua segnalazione non venga tenuta dagli adulti in debita considerazione. Sarebbe opportuno per questo motivo accompagnare i bambini nella navigazione e insegnargli a raccontare sempre ai genitori le loro esperienze di navigazione.

E’ più facile commettere reati su Internet rispetto al mondo reale?

L’arrivo di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (internet, gli sms, le email, i telefoni cellulari) ha sollevato in molti di noi degli interrogativi sulla possibilità di commettere dei reati con più facilità rispetto al passato. C’è il rischio di commettere più facilmente delle azioni illegali quando si è su internet o si utilizza un computer? Puoi commettere dei reati senza rendertene conto?

Alcune ricerche scientifiche in effetti hanno prospettato la presenza di una certa alterazione della “percezione del crimine” da parte di molti utenti di internet e dell’informatica in genere. La presenza (la mediazione) del mezzo informatico e dell’ambiente virtuale tra il l’esecutore di un’azione illegale e la vittima potrebbe infatti ridurre la generica percezione della gravità dell’atto illegale così come quella del rischio di essere scoperti e denunciati. In effetti, tra il molestare o insultare una persona “faccia a faccia” e inviarle una email (piena di molestie o di insulti) c’è una bella differenza in termini di sensazioni. In primo luogo c’è la distanza fisica, spaziale che ci separa dall’altra persona. In secondo luogo non ci sono gli indicatori non-verbali (es. l’espressione del viso) che ci possono far cambiare idea. E anche negli ambienti delle chat avvengono degli “scambi di cortesie” che probabilmente non si manifesterebbero nel mondo reale. Una tranquilla casalinga è stata scoperta (e arrestata) mentre tentava di effettuare un acquisto su un sito web di commercio elettronico utilizzando un numero di carta di credito di un’altro utente. Sicuramente non avrebbe avuto il coraggio di commettere nessun reato nel mondo reale. Alcuni ragazzi (i cosiddetti hackers), pur avendo una personalità e uno stile diverso da un “topo di appartamento” si introducono abusivamente in spazi virtuali di proprietà di altre persone realizzando una vera e propria “violazione di domicilio virtuale”. Insomma effettivamente a volte la gente fa cose nell’ambiente del computer che non farebbe mai fuori, nel mondo reale. Ma queste valutazioni, che possono interessare agli Psicologi e agli studiosi del settore, non valgono per la legge. In tutto il mondo sviluppato tecnologicamente sono infatti state promulgate leggi che tutelano il cyberspazio come lo spazio fisico (le strade, i palazzi, i negozi). Dovrebbe quindi diffondersi, con una certa rapidità, la consapevolezza che ormai internet è divenuto un normale mezzo di comunicazione e un luogo di lavoro e che le parole e le azioni che viaggiano al suo interno (anche quando gli interlocutori non possono guardarsi) hanno valore legale uguale alle parole e alle azioni che viaggiano nel mondo reale, (quando gli interlocutori si possono vedere ed ascoltare).

Nuove truffe e nuovi truffatori nell’era digitale

 

Con l’avvento di internet si è manifestata una nuova opportunità per truffatori di vario genere e livello. Si moltiplicano infatti in tutto il mondo delle truffe ai danni degli utenti di internet perpetrate attraverso varie tecniche informatiche. Si tratta in realtà di reati che sottraggono ai singoli utenti generalmente delle piccole cifre (e quindi poco denunciati) ma attraverso la loro diffusione capillare sono in grado di fornire grossi proventi per il truffatore. Le principali truffe telematiche che vengono realizzate su internet (di solito inviando una email) sono caratterizzate da:

  •  Passaggio all’insaputa dell’utente su un collegamento con numeri a pagamento realizzato con i famosi dialer (software che disconnettono il computer e lo ricollegano su una utenza a pagamento;
  •  Finte vendite all’asta sul WEB, con merci offerte e mai inviate ai clienti o con prezzi gonfiati;
  •  Vendite di merci generiche su catalogo on-line, con merci mai inviate o diverse rispetto a quanto pubblicizzato;
  •  Offerta di servizi gratis su internet che poi si rivelano a pagamento o mancata fornitura di servizi pagati o fornitura di servizi diversi da quelli pubblicizzati;
  •  Vendite di hardware o software su catalogo on-line, con merci mai inviate o diverse rispetto a quanto pubblicizzato;
  •  Schemi di investimento a piramide e multilevel business;
  •  Opportunità di affari e franchising;
  • Offerte di  lavoro a casa con acquisto anticipato di materiale necessario all’esecuzione di tale lavoro;
  •  Prestiti di denaro (mai concessi) con richiesta anticipata di commissione;
  •  False promesse di rimuovere informazioni negative per l’ottenimento di crediti (es.rimozione di nominativi da black-list);
  •  False promesse di concessione (con richiesta di commissione) di carte di credito a soggetti con precedenti negativi;
  •  Numeri a pagamento (tipo 899) da chiamare per scoprire un ammiratore segreto o una fantomatica vincita (di vacanze, di oggetti).

    Analizziamo nel dettaglio alcune delle truffe su internet più diffuse:

    TRUFFE PIRAMIDALI: Talvolta nella posta elettronica si trovano delle offerte da parte di soggetti o industrie forse troppo belle per essere vere. Ed infatti non sono vere. Interessante ad esempio il caso di un messaggio che offre la possibilità “garantita” di ottenere grande ricchezza nel giro di poche settimane. E’ richiesto solo un pò di tempo da impiegare per spedire delle email ad altre persone (sulla email originale viene fornita una lista di indirizzi) e l’investimento di alcuni euro o dollari da inviare al nome posto al top della lista ricevuta. Il soggetto (vittima della truffa), dopo aver spedito la somma viene invitato a cancellare il nome a cui ha inviato il denaro e a scrivere il proprio nome alla base della suddetta lista. Il meccanismo della truffa è quindi semplice: la vittima ritiene che giungendo al top della lista, dopo un certo numero di passaggi, possa ricevere del denaro, molto più denaro rispetto a quello inviato. In realtà il truffatore ha spedito la stessa email a migliaia di persone, collocandosi ovviamente al top di tutte le liste (o inserendo numerosi nominativi di compari nella lista) e ricevendo quindi i primi soldi spediti prima che la catena si dissolva. La possibilità che un incauto navigatore possa ottenere i guadagni proposti da tale genere di catena è infatti praticamente nulla. Se ad esempio la catena promette un guadagno di 50.000 dollari inviando 5 dollari, sarebbe necessario almeno un ritorno di altri 10.000 soggetti (altrettanto polli) che accettino di inviare al buio 5 dollari. Per far si che questi 10.000 ricevano poi a loro volta i prospettati 50.000 dollari sarebbe necessario un vero e proprio esercito di 100.000.000 (cento milioni) di soggetti.

TRUFFE CON I DIALER: Negli ultimi mesi si è diffuso il fenomeno dei collegamenti a pagamento (non chiari per l’utente) su internet, attraverso le numerazioni 709. Alcuni gestori di siti internet hanno infatti collocato sui loro sistemi del software in grado di modificare la connessione dell’utente “dirottandola” su un numero a pagamento. L’avviso del servizio a pagamento spesso non è leggibile o manca del tutto. I servizi offerti sono normalmente di tipo pornografico ma si segnalano anche suonerie per cellulari o brani musicali. Il fenomeno sta provocando un enorme quantità di denunce-querele per frode informatica: circa 100.000 sono quelle già presentate presso gli Uffici della Polizia Postale da parte dei titolari di utenze telefoniche che hanno contestato i relativi addebiti in bolletta. La vittima di questo genere di truffa di solito si accorge del fenomeno solo quanto riceve l’addebito di centinaia di euro sulla bolletta telefonica.

Nella maggior parte dei casi, il tentativo di truffa su internet inizia con l’invio di una email alla potenziale vittima. Conoscere le possibili truffe a cui si può essere soggetti utilizzando internet rappresenta già di per se una valida strategia di prevenzione.

I giovani hackers: criminali o semplici trasgressivi?

I giovani hacker snodano il proprio cammino su un percorso comunicativo personale e per certi versi elitario, creandosi una rappresentazione esistenziale “mitica” ma spesso irreale che li conduce a lungo termine all’illegalità e alla solitudine. Le molte ore passate davanti al computer, i tentativi estenuanti di intrusione all’interno di un sistema, la soddisfazione ricercata nell’aggirare le difese di un sito web, al di la dei rischi di natura penale, si configurano sovente come una sorta di “rifugio della mente”, all’interno di una realtà digitale offerta dalle nuove tecnologie di comunicazione. L’inadeguata capacità di definire un modello esistenziale confacente con le proprie potenzialità e corrispondente ai propri bisogni nell’ambito del sistema reale (fisico), sembra quindi spingere alcuni giovani al un modello esistenziale alternativo, che trova espressione all’interno di un sistema comunicazionale artificiale, fruito con modalità illegali. Ma tale attività può inserirli in un circuito di emarginazione (se vengono scoperti e denunciati), analogo a quello che può produrre un comportamento antisociale tradizionale. Cerchiamo di rispondere allora ad alcuni interrogativi:

Perché un giovane diventa un hacker?

Molti giovani hackers considerano l’hacking principalmente un vezzo o un gioco e un sistema per dimostrare a sé e agli altri la perizia acquisita in campo informatico. Alcuni psicologi hanno anche affermato che l’hacking può rappresentare talvolta uno strumento per alcuni giovani per entrare in comunicazione con il mondo degli adulti “a livello paritetico” e ottenere il loro rispetto attraverso gesta eclatanti, costringendo la società a difendere i propri gangli vitali da coloro che, non essendo ancora direttamente implicati nei processi produttivi, vengono usualmente trattati con “sufficienza”. L’essere considerati importanti (anche se in ambito illegale) potrebbe così costituire un elemento affascinante per alcuni giovani. In effetti l’allarme sociale per le intrusioni di tali soggetti, anche se animate da intenti scherzosi, sembra diffondersi in tutti i Paesi del mondo soprattutto dove la telematica ha una grande influenza sociale e questo allarme può gratificare coloro che lo provocano.

Fare l’hacking contribuisce a rendere sicuri i sistemi informatici?

Molte aziende e Amministrazioni pubbliche possono subire dei grandi danni anche se l’intrusione ha una motivazione di gioco. La giustificazione morale addotta da molti giovani pirati, rinforzata purtroppo anche da certa stampa, è che le intrusioni clandestine contribuiscono a testare la sicurezza della rete offrendo un servizio alla collettività. Questa giustificazione in realtà si è rivelata un alibi perché è possibile provare e sperimentare la sicurezza dei sistemi tecnologici anche in “laboratorio”, mentre i computer non stanno gestendo operazioni, magari iscrivendosi all’Università, senza provocare disagi e costi economici ai possessori dei siti web o delle banche dati violate. I produttori di serrature sperimentano l’efficienza dei loro prodotti senza andare a rubare di notte nelle case dei potenziali clienti.

Le vittime dell’hacking sono solo grandi organizzazioni?

L’idea che gli hackers effettuino intrusioni solo a danno delle grandi organizzazioni è sbagliata. Spesso i siti web violati appartengono a piccoli imprenditori e commercianti che stanno tentando di realizzare del commercio elettronico con sacrifici enormi, impegnando i loro risparmi. I costi di realizzazione di un sito web professionale possono infatti essere anche elevati. Le intrusioni per tali imprenditori possono quindi costituire un danno enorme.

Fare l’hacker può essere un’opportunità di lavoro?

Negli Stati Uniti gli hacker vengono assunti talvolta da alcune aziende che si occupano di sicurezza informatica per mettere alla prova le loro ultime misure di sicurezza. Altre volte ex-hackers, abbandonata oramai l’adolescenza e bisognosi di lavorare, allestiscono vere e proprie società di consulenza informatica grazie alle competenze acquisite durante il periodo “selvaggio”. In alcuni casi questi personaggi hanno effettuato una serie di intrusioni nell’azienda a cui volevano offrire la loro consulenza per poi presentarsi con la “soluzione” dopo aver provocato il panico. Sull’assunzione di ex-hacker da parte delle aziende sono in corso infatti parecchie dispute, in special modo sulla reale affidabilità a lungo termine di tali soggetti e sulla rapida obsolescenza delle loro conoscenze una volta abbandonato il mondo dell’hacking attivo ma sopratutto per il fatto che tale opportunità possa costituire la spinta per i giovani ad effettuare delle intrusioni clandestine con la speranza di poter in seguito essere inseriti in un’azienda. La percentuale di hackers che riesce a entrare nel circuito legale è abbastanza limitata; molti di loro vengono presi e denunciati e tale precedente penale, per la cultura aziendale italiana, costituisce un ostacolo all’inserimento del soggetto nella propria organizzazione. Insomma la sicurezza informatica è meglio studiarla all’Università.

Un uso eccessivo di internet può comportare rischi psicologici?

Dalla comunità scientifica internazionale della Psichiatria e della Psicologia Clinica già da qualche anno giungono degli ammonimenti sui rischi per la salute psichica connessi all’abuso di internet. Specie negli Stati Uniti, dove come si sa l’uso di internet è diffusissimo, sono stati infatti descritti casi di soggetti, grandi fruitori della rete, con disturbi compresi in quella che è stata definita dagli Psichiatri e dagli Psicologi come “Internet Related Psychopatology”, una vera e propria malattia da abuso di computer e di telematica.

Ovviamente questi disturbi trovano terreno fertile quasi esclusivamente nelle persone che hanno una certa predisposizione e che già presentano quindi dei disagi. Il mezzo informatico rappresenta per loro quindi un semplice catalizzatore acuendo o facendo manifestare per la prima volta il disturbo.

I principali sintomi psicologici dell’abuso di internet sono:

  •  Un eccessivo coinvolgimento di tipo ritualistico  con il computer e le sue applicazioni.
  •  Una tendenza di rifiuto (fobica) nei confronti della vita  sociale.
  •  Una tendenza a privilegiare delle relazioni sociali immaginarie che lentamente allontanano quelle reali;
  •  Una certa difficoltà a comunicare con sistemi diversi da quelli offerti da internet (la parola, il movimento del corpo eccetera);
  •  Una sensazione di inadeguatezza nei rapporti faccia a faccia con le persone.

    Questi disturbi in alcuni casi hanno delle manifestazioni ben definite e sono stati compresi in una tipologia (in base alla loro origine) che descriviamo con il loro nome scientifico originale.

    Compulsive on-line Gambling: il gioco d’azzardo compulsivo è già da tempo riconosciuto e contemplato dal manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-IV). Molte persone provano infatti un’attrazione tale per il gioco che li porta a grandi disagi e che può essere considerata una vera e propria malattia. La possibilità di accedere da casa a casinò virtuali o a siti per scommettitori può facilitare in soggetti predisposti lo sviluppo di tale compulsione, con effetti deleteri sulla vita di relazione ed economica.

    Cybersexual Addiction: è chiamata così sia la fruizione ossessiva (per ore e ore) di materiale pornografico disponibile sulla rete (immagini pornografiche, giochi, film) e sia le relazioni erotiche tra due partecipanti attraverso le chat e le email. Alcuni soggetti entrano in questa dimensione in maniera eccessiva, aumentando progressivamente le ore della giornata dedicate a tale attività e distaccandosi progressivamente dai rapporti affettivi e sessuali normali.

    Cyber Relationship Addiction: riguarda lo stabilire relazioni amicali e/o sentimentali tramite email, chat rooms o newsgroup a scapito dei reali rapporti interpersonali. I soggetti che manifestano questo quadro clinico non sono quelli che trovano e coltivano amicizie in rete ma quelli che lo fanno solo in rete e manifestano progressivamente difficoltà relazionali nel mondo reale.

    MUD’s Addiction: le MUD’s sono giochi di ruolo molto divertenti in cui, tramite la rete è possibile che più utenti giochino tra loro simultaneamente. Di solito prevedono la creazione di un personaggio fittizio con cui il soggetto gioca e si identifica. Quando la partecipazione a questi giochi comincia a prendere molte ore della giornata (e della notte) c’è il rischio che alcuni giocatori possano progressivamente perdere il contatto con la realtà, manifestando fasi di alterazione della coscienza.

 

Information Overload Addiction: questa dipendenza si caratterizza per la ricerca estenuante di informazioni, protratta dall’individuo per gran parte del tempo di collegamento. Le informazioni vengono ricercate dal soggetto attraverso il WEB-SURFING e indagini senza fine su materiali reperibili in banche dati. La peculiarità di questo disturbo è ovviamente legata alla non utilità del materiale cercato

Trance dissociativa da videoterminale: rappresenta il disturbo più grave (e il più raro) derivante dall’abuso di internet ed è una condizione involontaria di trance con alterazione dello stato di coscienza, depersonalizzazione e perdita dell’abituale senso di identità personale, che può essere sostituita o meno da un’identità alternativa che influenza quella abituale. Questo disturbo è conseguente alla dipendenza patologica del computer e dalle sue applicazioni ed è stato diagnosticato in soggetti soliti all’abuso sistematico (parecchie ore al giorno di collegamento tutti i giorni).

La prevenzione dei disturbi da abuso di internet

Per evitare i rischi appena descritti basta relativamente poco. In primo luogo è importante prendere coscienza di tali rischi per assumere idonee misure, documentandosi (anche su internet). Si possono anche utilizzare degli “stratagemmi” per limitare l’abuso. Ad esempio sarebbe opportuno effettuare parecchie soste nella navigazione, spegnendo il computer e uscendo dal locale dove esso è collocato (evitando di mettersi davanti alla televisione) e cercando di chiacchierare con qualcuno o di svolgere attività manuali o di leggere un libro (assolutamente non di informatica naturalmente). E’ anche utile programmare un tempo massimo di impiego del computer magari utilizzando una comune sveglia che consente di “scuotersi”, soprattutto se si è sperimentata la tendenza alla percezione alterata del tempo (il tempo che passa senza che ce ne accorgiamo) quando si è on-line. Bisogna poi considerare che se è vero che l’abuso di internet può creare problemi soprattutto a soggetti con una pregressa situazione psicologica “a rischio” è altrettanto vero che tale situazione psicologica è abbastanza diffusa tra le persone. In caso di disagio già manifesto sarebbe infine opportuno rivolgersi a uno Psicologo, possibilmente specialista del settore.

Santoni guru e sette sataniche su internet

Numerose pagine web vengono impiegate da sette pseudoreligiose per diffondere liberamente le loro dottrine e talvolta anche contenuti illegali e questa dinamica costituisce motivo di particolare allarme sociale vista la diffusione del mezzo telematico e la sua grande fruizione da parte di molti navigatori in età adolescenziale. I leader di questi gruppi attuano talvolta delle sottili strategie di manipolazione “pescando” nel web i soggetti con le personalità più fragili per avvicinarli ai loro riti. Normalmente queste organizzazioni sono vere e proprie associazioni truffaldine che tendono all’acquisizione di benefici di vario genere (normalmente denaro ma a volte anche la disponibilità di giovani per scopi squallidi) alle spalle di coloro che sono di facile suggestione. In effetti alla base della ragione di esistere di molte sette italiane ed estere sembra manifestarsi un interesse pratico da parte del capo carismatico o, in casi di organizzazioni molto strutturate, da parte del gruppo che detiene la leadership. Tale interesse, che in alcuni casi può assumere connotazioni di illegalità, varia in base alla tipologia della setta ma solitamente riguarda:

  • acquisizione di ricchezze attraverso le quote di adesione degli adepti o, in alcuni casi, attraverso l’espoliazione dell’intero patrimonio degli adepti;
  • acquisizione di ricchezze attraverso la vendita agli adepti di materiale bibliografico e rituale e l’organizzazione di corsi e seminari;
  • soddisfazione di desideri sessuali e perversioni;
  • acquisizione di vantaggi provenienti dalle singole attività professionali degli adepti;
  • acquisizione di informazioni sensibili in campo industriale, finanziario/mobiliare, e politico/istituzionale, dagli adepti che ricoprono incarichi professionali e istituzionali elevati. Tali informazioni possono essere in seguito utilizzate dalla setta per speculazioni, ricatti eccetera.

    Nuovi media e violazioni al copyright: aspetti psicocriminologici

    Il fenomeno dello scarico illegale di file musicali e cinematografici coperti da copyright costituisce un problema emergente. Tale contesto ha rappresentato motivo di inasprimento delle sanzioni in numerose Nazioni ad alto tasso di digitalizzazione sociale. Dal punto di vista criminologico sembra però manifestarsi, a fronte di una larga diffusione del fenomeno, una evidente ridotta percezione della gravità di tali azioni. Una ricerca in corso di svolgimento in Italia dall’ICAA (International Crime Analysis Association) www.criminologia.org sul livello di percezione del comportamento illegale on-line relativo alle violazioni di copyright, svolta su un campione di 1000 soggetti dai 13 ai 21 anni ha già evidenziato che una larga fascia degli intervistati (circa il 46%) ritiene lo scarico illegale di file come una cosa “normale”. Insomma molti giovani italiani non considerano il download illegale come un reato grave. Ad esempio la prevalenza di aggettivi espressi dagli intervistati su chi scarica files “vietati” dalla rete hanno connotazioni positive (furbo, abile, intelligente ecc.) e questo denota un atteggiamento di ridotto biasimo. I primi dati forniti dall’ICAA offrono un panorama di netta divergenza tra l’allarme sociale, la consapevolezza dell’illegalità e l’intervento istituzionale sul fenomeno della pirateria del copyright. In effetti tra i moltissimi utilizzatori italiani di file musicali e cinematografici illegali si trovano infatti spesso persone avulse da altre forme di illegalità che sottostimano la dimensione illegale e antigiuridica dell’atto, valutando la loro azione più come una forma di “furbizia sociale” che di criminalità. Le aspettative di essere scoperti e puniti per il download illegale sono inoltre molto basse e i danni procurabili ai produttori sono ritenuti mediamente bassi. Ma tutto ciò non limita la responsabilità penale di chi scarica materiale illegale da internet. Con le nuove normative in vigore in quasi tutto il mondo coloro che fanno ciò rischiano infatti delle sanzioni anche molto gravi e finché tale quadro normativo non sarà modificato e reso più compatibile con la diffusione delle nuove tecnologie (il concetto stesso di diritto d’autore dovrà probabilmente essere modificato) occorrerà stare “in riga”.

    QUALCHE LIBRO PER APPROFONDIRE

  •  MARCO STRANO, Computer crime, Edizioni Apogeo Milano, 2000;
  •  MARCO STRANO, Manuale di Criminologia Clinica, SEE edizioni, Firenze, 2003
  •  TURKLE S., Vita sullo schermo, nuove identità e relazioni sociali nell’epoca di internet, Edizioni Apogeo, Milano, 1985.
  •  CANTELMI T., DEL MIGLIO et al. (a cura di), La mente in internet, Piccin editore, 1999;
  •  CARETTI V., LA BARBERA D. (a cura di), Psicopatologia delle realtà virtuali, Masson editore, Milano, 2001.
  • FRANCO DI MARIA, STEFANIA CANNIZZARO, (a cura di), Reti telematiche e trame psicologiche, editore Franco Angeli, Milano, 2001

Marco Strano

Direttore Tecnico Capo (Psicologo) della Polizia di Stato