L’adolescenza è, per eccellenza, una fase evolutiva ricca di conflitti che portano alla costituzione di nuovi equilibri dovuti al presentarsi di imponenti novità.
È un periodo di transizione che conduce il ragazzo dall’identità infantile a quella adulta, caratterizzato da stati psicologici incerti e contraddittori, forti tensioni emotive e profondi cambiamenti a livello fisiologico e psicologico riguardanti l’intera personalità.
L’adolescente, dunque, si trova a vivere un periodo di vita che può essere considerato come una sorta di laboratorio nel quale deve cimentarsi per affrontare il compito impegnativo della costruzione della sua nuova immagine. La difficile gestione di questi numerosi e complessi cambiamenti può condurre a situazioni, più o meno gravi, di disagio, considerato come una condizione legata a percezioni soggettive, quindi interne all’individuo, di malessere nella sua interazione con la comunità.
Le caratteristiche della società contemporanea non rendono semplice il superamento dialettico dei conflitti e delle difficoltà cui l’adolescente si trova di fronte. Il modello culturale diffuso dai mass media può essere definito edonistico, fondato sui valori dell’apparire piuttosto che dell’essere, del successo, del divertimento; una sorta di deserto etico in cui il denaro e la cura della propria forma fisica fine a se stessa rappresentano l’unica misura di successo.
Anche il tessuto socio-relazionale ed affettivo in cui attualmente crescono gli adolescenti è problematico, la comunicazione è ridotta alla virtualità. Avvezzi agli sms ed alla comunicazione tramite social network o chat, i giovani, isolati dietro un monitor, manifestano, talvolta, forti difficoltà a comunicare ed a stabilire relazioni affettive.
La realtà che ci circonda, proprio perché in continuo cambiamento, appare incapace di fornire punti di riferimento stabili, tutto è improntato alla logica dell’usa e getta, che porta all’appagamento immediato dei desideri.
Proprio per questo molti adolescenti manifestano una forma di insensibilità alle gratificazioni della vita quotidiana, si mostrano annoiati, abulici. Solo le attività “a rischio”, pericolose che esulano dall’ordinarietà, diventano degne di attenzione. Un crescente numero di ragazzi, infatti, va alla ricerca di sensazioni forti (sensation seeking), anelano alla “vita spericolata”, sostenuti spesso da un atteggiamento di ingiustificato ottimismo e dall’egocentrismo tipico dell’adolescenza che li induce a sottovalutare qualunque rischio e qualunque conseguenza. Il legame con il gruppo dei pari di riferimento rappresenta il palcoscenico ideale per l’assunzione di comportamenti a rischio che possono concretarsi nell’abuso di fumo, alcool, stupefacenti finalizzato a sentirsi accettati dal gruppo, per essere “uno di loro” o dare adito a dilaganti fenomeni di violenza e aggressività che si traducono in atti di bullismo e cyberbullismo.
La scuola, investita da una domanda che comprende insieme l’apprendimento e il sapere stare al mondo, organismo istituzionalmente creato per concorrere alla formazione dell’uomo e del cittadino, non può esimersi dal dovere di affrontare una riflessione sulla situazione attuale che porti all’assunzione di azioni che possano, se non eliminare, almeno ridurre le cause del disagio.
L’istituzione scolastica dovrebbe rappresentare quel luogo rassicurante all’interno del quale lo studente costruisce se stesso e il suo progetto di vita, prendendo coscienza delle proprie risorse.
Eppure, molte volte, essa è vissuta dai giovani come luogo della competizione o luogo dell’insuccesso dove vengono evidenziati più i limiti delle possibilità.
La trasformazione di un sistema scuola che possa costituire un adeguato ambiente di apprendimento per i giovani di oggi, può avvenire attraverso una formazione psico-sociale che dia luogo alla progettazione ed all’attuazione di interventi di prevenzione volti ad evitare o ridurre le situazioni di disagio inevitabilmente correlate al triste pericolo della dispersione scolastica.
La formazione, in quest’ottica non si riduce ad un mero trasferimento di informazioni ma punta ad un certo modo di rapportarsi alla comunità di cui tutti sono partecipi e che porta gli alunni a ri-guardare la realtà che li circonda, comprenderla e farla propria. L’apprendimento è inteso come comprensione,elaborazione e metabolizzazione dell’esperienza frutto dell’azione.
Ecco perché in luogo della classica “lezione d’aula” sono da privilegiare i metodi attivi che si basano sul coinvolgimento diretto degli studenti, favorendo l’autonomia, la capacità di ricerca e di relazione e sentimenti di autoefficacia. L’ accento è posto sull’azione che è socialmente organizzata ed esercitata sul sociale.
Promuovere l’azione partecipativa negli studenti significa favorire l’ empowerment e sviluppare le competenze sociali, la responsabilità, il senso civico e il rispetto per l’altro per la formazione di cittadini competenti che considerino il proprio benessere inscindibile dal benessere sociale.

Eva Nicoló

Dirigente scolastico e coordinatrice della Consulta scolastica del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria