La dipendenza da cellulare

Nella pratica clinica si riscontrano oggi nuove forme di dipendenza non legate all’uso di sostanze psicotrope, quali per esempio la dipendenza da Internet (IAD: Internet addiction disorder), la dipendenza da lavoro (workaddiction) e la dipendenza da cellulare.

La diffusione del cellulare ha reso possibile in tutte le fasce di età la nascita di un modello nuovo e diverso di comunicare. In particolar modo, nel mondo giovanile ed adolescenziale sembra rappresentare il mezzo più utile per conoscere gli altri. L’aspetto più interessante di questo fenomeno sociale è proprio l’importanza simbolica che l’oggetto riveste in sé. Il telefonino ha, infatti, dirette conseguenze sul piano psicologico e incide in modo significativo nei rapporti di relazione.

Si diffonde sempre più una forte valorizzazione dell’oggetto quale mezzo che favorisce i contatti e le relazioni umane, e più in generale le possibilità di primo approccio per la conoscenza dell’altro. Nella società di oggi, piena di avvenimenti di tutti i generi, non vi è quasi più la possibilità di soffermarsi: avere uno strumento che consente il continuo collegamento con gli altri sembra rappresentare il mezzo di salvataggio psicologico contro la solitudine e l’angoscia da isolamento. Secondo un recente studio realizzato dalla Childalert, l’associazione americana di aiuto per i genitori, e pubblicato dal quotidiano Daily Telegraph, ogni giorno i ragazzi sotto i 18 anni spendono decine di dollari per inviare messaggi ad amici e parenti. Per gli analisti di Childalert dietro questo traffico telematico c’è la necessità da parte dei ragazzi di definire la propria identità. Ricevere un SMS significa essere “importanti per qualcuno”. Questa consapevolezza aiuta ad aumentare la propria autostima e accresce la considerazione di se stessi. Il cellulare favorisce l’identificazioni tra coetanei e rende le comunicazioni più facili. La dipendenza non causata da sostanze è molto insidiosa perché meno riconoscibile, meno consolidata nel quadro epidemiologico e meno trattabile con mezzi terapeutici. Infatti, pur producendo le stesse conseguenze delle cosiddette tossicodipendenze (impossibilità di resistere all’impulso di compiere un determinato comportamento; sensazione crescente di tensione immediatamente precedente l’inizio dell’atto; tentativi ripetuti di ridurre, controllare o eliminare il comportamento; reiterazione del comportamento nonostante la consapevolezza che lo stesso possa causare problemi; bisogno di aumentare l’intensità o la frequenza dell’atto; agitazione o irritabilità in caso di impossibilità di effettuare quel comportamento), si costruisce e si autoalimenta in assenza di qualsiasi sostanza.

La dipendenza da cellulare è comunque un disturbo relativo al controllo degli impulsi. Nel 4° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Eurispes è riportata la seguente sintomatologia: si dedica più tempo all’attività da cui si dipende, si diventa irascibili se non si riesce a svolgere quel comportamento (telefonare o mandare sms), si utilizza per combattere il cattivo umore e la solitudine.

L’uso di sms comporta addirittura anche una riduzione del lessico a causa del linguaggio sintetico e simbolico degli smile (J; L) che servono a sostituire la descrizione di stati d’animo e delle parole che vengono abbreviate (per = x; ch = k) per ridurre le spese dell’invio di ulteriori messaggi.

Le persone sono ossessionate, non sono in grado di sostenere una conversazione senza interrompersi per controllare il proprio cellulare, e diventano nervose se per brevi periodi non possono controllarlo.

Ma veniamo alle statistiche che la dicono lunga sulla diffusione del cellulare nel nostro paese. L’Italia nel 2004 si colloca al primo posto in relazione al tasso di diffusione della telefonia mobile: il numero degli abbonati alla telefonia mobile supera infatti quello degli stessi abitanti (Vodafone con 21.130.000 utenti, Wind più di 10 milioni, 3 (Tre) circa 700.000 e Tim più di 26.000.000). Inoltre, il 38% degli italiani utilizza il cellulare in casa al posto del telefono fisso. La diffusione patologica del cellulare non esclude le fasce di età più giovani, come emerge dal 5° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pubblicato da Eurispes. L’indagine, svolta a partire dagli ultimi mesi del 2003, ha sottoposto a un campione di 5.076 bambini tra i 7 e gli 11 anni un questionario sul possesso e sull’utilizzo del telefono cellulare. L’indagine ha rilevato che praticamente quasi tutti gli studenti (96%) del nostro campione possiedono un cellulare e che nel 70% è regalato dai genitori.

Un’altra indagine, condotta da Francesco Pira – docente di Teoria e Tecnica della Comunicazione all’Università  di Trieste – su 129 bambini della quarta e quinta elementare, rivela che il 56,6% dei giovani ha un cellulare; il 38% lo usa soprattutto per inviare sms; il 37,2% l’ha ricevuto dai genitori; il 30,2% fa da una a tre telefonate al giorno; mentre appena il 14% lo spegne durante le ore di scuola. Infine, ancora più preoccupante, il dato seguente: solo il 32% lo spegne prima di andare a dormire.

Stabilito che molti giovani fanno uso-abuso del cellulare vediamo in che modo i giovani lo utilizzano. Al primo posto troviamo le telefonate agli amici, 36,2%, seguite a poca distanza da quelle nei confronti dei genitori, 30,7%. Al terzo posto l’uso di sms, che interessa il 12,8% del campione. Una percentuale poco inferiore, il 10,1%, utilizza il telefonino soltanto per ricevere telefonate. Inconsistente, invece, la quota di giovani che si avvale del cellulare per navigare su Internet (0,1%) o inviare mms (0,8%).

Le implicazioni di questo uso-abuso, sono solo apparentemente innocue. I rapporti interpersonali,  tendono sempre più ad essere mediati e preceduti dall’interazione tecnologica. Pensiamo ai rapporti più intimi, soprattutto tra i giovani, sono sempre più spesso mediati da sms: corteggiamenti, abbandoni e tradimenti si consumano nelle battute di un sms.

Una delle principali funzioni psicologiche del cellulare è  proprio quella di regolare la distanza nelle relazioni. Attraverso il telefonino, infatti, ci si può avvicinare o allontanare dagli altri: ci si può proteggere dai rischi di un impatto emotivo diretto, trovando una risposta alle proprie insicurezze relazionali e alla paura del rifiuto; ma ci si può anche far sentire vicini costantemente alla persona a cui si è legati affettivamente, gestendo l’ansia da separazione e la distanza attraverso un filo telefonico immaginario che attraversa spazio e tempo.

I ricercatori del Teleconomy Group, in seguito ad un sondaggio sull’utilizzo del telefono cellulare, hanno concluso che nessun altro strumento di comunicazione ha invaso la società in modo così vasto e rapido, tale da diventare indispensabile. In uno stato come la Corea del Sud dove sono presenti molti produttori, almeno il 30% della popolazione studentesca presenta sintomi derivanti da paranoia e ansia nei momenti in cui si allontana dal telefonino. Inoltre, più della metà di loro sarebbe addirittura ossessionata dal timore di perdere una telefonata o un sms. In un’altra ricerca condotta tempo fa da Sergio Chaparro, docente della Rutgers University  del New Jersey veniva richiesto a 220 studenti, di mantenere spento il cellulare per tre giorni. Solamente tre di loro sono riusciti a superare la prova, gli altri hanno manifestato reazioni di panico. I rischi dell’abuso sono maggiori nei ragazzi, in quanto l’età evolutiva è il momento cruciale per apprendere ulteriori modalità di contatto sociale e per controllare gli impulsi e le emozioni. La comunicazione attraverso il telefonino, infatti, potrebbe finire per divenire l’unica capacità di mettersi in relazione e contemporaneamente la sua perpetua possibilità di contatto non stimola né la capacità di controllare il rinvio della soddisfazione dei bisogni che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che si sviluppa nell’attesa (Monaco M., 2005).

Le possibilità di risposta del cellulare ai bisogni psicologici delle persone sottolineano come l’uso del cellulare può diventare una risorsa ma anche un fattore di rischio. Uno dei più grandi rischi di questo abuso è che il cellulare, piuttosto che diventare uno strumento di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, diventi uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. Il cellulare ha cambiato non solo il modo di comunicare ma anche il nostro modo di vivere.

Myriam Santilli

Psicologa

Approfondimenti bibliografici

AA. VV., 2005, “Nell’era del T.V.T.B. (ti voglio tanto bene)”, in Benefit, 32.

Cardaci M.,Ciber-psicologia. Esplorazioni cognitive di Internet, Carocci.

Di Gregorio L., 2003, Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonino,Franco Angeli, Milano.

Fasolo F., 2002, Gruppi che curano e gruppi che guariscono, La Garangola, Padova.

Guerreschi C., 2005, New addictions. Le nuove dipendenze, Edizioni San Paolo, Milano.

Lacohèe H., Wakeford N., Pearson I., 2003, “A social history of the mobile telephone with a view of its future”, in Technology Journal, 21.

Mancinelli, A., 2003, Solitudini imperfette, Milano, Baldini & Castoldi

Nizzoli, U., Pissacroia, M., 2003, Trattato completo degli abusi e delle dipendenze