Al Sud centinaia di minori in auto e sotto i ponti, al Nord in aumento i conflitti tra i genitori

In Campania 200 incesti l’anno, nel quartiere Ciambra di Gioia Tauro 170 minorenni abitano tra tonnellate di rifiuti
 
Nadia Ferrigo, Carola Frediani, Giacomo Galeazzi 
 
La situazione al Sud
 
Più che Ombudsman, i garanti per l’Infanzia sono un avamposto nelle situazioni di emergenza. Soprattutto nel centro-sud devono misurarsi ogni giorno con le situazioni più drammatiche. «Al Parco Verde di Caivano allestiamo un centro polifunzionale in una periferia priva di tutto», racconta Cesare Romano che con un budget di 30mila euro deve occuparsi dei primati negativi della Campania: baby gang, gioco d’azzardo minorile, obesità infantile,evasione scolastica.  

«Ci siamo accorti che gli insegnanti hanno paura di segnalare ai servizi sociali le situazioni a rischio e così abbiamo creato un sistema di segnalazioni riservate al garante», spiega Romano che dall’indagine sugli incesti ha scoperto 200 casi all’anno («ma sono 4 volte di più»). Tra il rione Madonnelle di Acerra e le piazze di spaccio di Scampia e Chiaiano, a cercare di sottrarre i minori al disagio si rischia la vita. «Nel Mezzogiorno, mezzo milione di minorenni vive sotto la soglia di povertà: uno su quattro non ha soldi sufficienti per alimentarsi e vestirsi in maniera adeguata- osserva Romano-.Il dilagare del cibo spazzatura a bassissimo costo è un’allerta sanitaria». Lo sa bene anche Antonio Marziale, garante della Calabria.  

I vigili urbani gli riferiscono i dati sui bambini che non vanno a scuola. «Siamo la regione più malconcia: zero infrastrutture e sanità al collasso, qui già nascere è un problema, gli ospedali sono pochi e difficili da raggiungere», precisa. «Soffriamo una carenza spaventosa di assistenti sociali nei comuni e nella giustizia minorile e la metà dei fondi a nostra disposizione li spendiamo per formare medici e infermieri», aggiunge. Battaglie quotidiane come il reparto di terapia intensiva pediatrica da aprire a Cosenza o l’assicurazione del pulmino scolastico per i bambini del «ghetto più indecente d’Italia». Nel quartiere Ciambra di Gioia Tauro «170 minorenni abitano tra tonnellate di rifiuti in case a rischio crollo, senza scarico fognario e illuminazione pubblica. In comuni commissariati per mafia, chi denuncia il disagio minorile subisce la lettera scarlatta del «ladro di bambini». Il sommerso è colossale. Allontanare un bimbo da una «famiglia disfunzionale» e darlo in affido espone all’accusa di «sequestro di Stato» e spesso a ritorsioni violente.  

In Basilicata Vincenzo Giuliano monitora una popolazione di 92mila minori. In ballo ci sono questioni delicate come il rapporto tra capienza e iscritti negli asili nido, i costi delle rette per le famiglie. Da qui una rete di progetti per il contrasto della povertà educativa minorile: 3 milioni e mezzi di bandi per l’infanzia e l’adolescenza nel 2016. Nel suo ufficio alla Regione Lazio il garante Jacopo Marzetti incontra senza sosta famiglie in difficoltà. «Abbiamo una settantina di casi in cui i genitori separati usano i figli come un arma- evidenzia-.Abbiamo avviato un’indagine per sapere quante sono le case famiglia ». Nelle Marche sono in corso iniziative contro il cyberbullismo e in Umbria è stato istituito (con enti locali, psicologi, assistenti sociali) un Osservatorio sull’affido per scongiurare «dicotomie disastrose», dice la garante Maria Pia Serlupini.  

La situazione al Nord

Più conflitti tra genitori e segnalazioni via web  

Siamo in prima linea ma senza poteri effettivi. Ci occupiamo un po’ di tutto pur non avendo risorse», sintetizza Massimo Pagani, dal 2015 garante per l’infanzia della Regione Lombardia. Ma nel centinaio di segnalazioni che arrivano ogni anno al suo ufficio, il tema dominante, come in buona parte del centro-nord, è la conflittualità genitoriale. Liti che si ripercuotono sui figli. E poi «problemi tra i genitori e i servizi territoriali». Col rischio di eccedere negli allontanamenti dei figli, invece di aiutare i genitori in difficoltà. È quanto sembra emergere in Liguria. «Abbiamo la percentuale più alta di affidi in tutta Italia, 316 solo su Genova. E la maggior parte ha come causa l’inadeguatezza genitoriale. Che però resta un dato discrezionale», commenta Dario Arkel, il funzionario a supporto del tutore ligure, al quale arrivano un centinaio di segnalazioni all’anno. 

La conflittualità fra genitori è l’emergenza più importante, assieme ai minori stranieri non accompagnati, anche per Rita Turino, garante del Piemonte. «Bisognerebbe avviare percorsi sperimentali per insegnare alle coppie a separarsi e per sostenere i genitori in crisi», commenta. In Emilia-Romagna, dove nel 2016 sono arrivate 137 segnalazioni, il 57 % è stata presentata dai genitori. I problemi? Al primo posto ci sono ancora i temi socio-assistenziali, seguiti da difficoltà scolastiche e sanitarie. 

«Situazioni di grande conflittualità aggravate dalla crisi economica», spiega Clede Maria Garavini, psicologa e pedagogista. Spesso i garanti si trovano a fare ora da ultima spiaggia. «Oltre alle poche risorse a disposizione, dobbiamo affrontare la mancanza di dati statistici su cui programmare le attività», spiega Mirella Gallinaro. garante in Veneto. Storia a sé sono le province autonome di Trento, dove il ruolo è affidato al difensore civico dal 2009, e di Bolzano. Negli ultimi otto anni la «Kija» ha pubblicato una relazione annuale che tiene conto di tutte le attività: lo scorso anno l’ufficio ha gestito 551 pratiche tra pareri, ricerche legali, rapporti, perizie e verbali. 

A queste consulenze si aggiungono 793 colloqui telefonici, 125 incontri di consulenza e poi richieste via mail, WhatsApp e anche Facebook. «Non sempre gli adulti coinvolti nella vicenda conoscono o riconoscono il bene del minore. – spiega Maria Ladstätter, garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Alto Adige -. Ecco perché vogliamo aiutare i minori in difficoltà a contattarci direttamente: il nostro obiettivo sarà raggiunto quando non ci sarà più bisogno di noi. Oggi il 10%delle richieste arrivano direttamente dai ragazzi, ma in Trentino, dove l’istituto opera da più tempo, superano il 50%». E, aggiunge Ladstätter, «gran parte della nostra attività si svolge tra consulenza e mediazione, ho la possibilità di accedere a tutti gli atti della pubblica amministrazione, posso intervenire come mediatrice anche nel corso di giudizio pendente. Situazioni così complicate da richiedere una soluzione condivisa. E’ mio potere convocare le parti: e davanti alle istituzioni noi rappresentiamo gli interessi degli adolescenti». 

http://www.lastampa.it/2017/05/30/italia/cronache/pi-conflitti-tra-genitori-e-segnalazioni-via-web-Tbdt5cU8B9u5njDLDP9VvO/pagina.html

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