Bambini coinvolti in traffico illegale di organi: sull’Italia verità o infamie?

Il 13 settembre 1993, in Parlamento Europeo, l’Italia venne denunciata con questa motivazione: «Nel vostro Paese c’è un centro di smistamento europeo di traffico di organi per trapianti. Dal 1988 al 1992 un vostro trafficante di bambini ha fatto arrivare dal Brasile 4.000 piccoli che dovevano essere adottati. Tremila sono scomparsi nel nulla». A formulare l’accusa fu Leon Schwartzenberg, deputato socialista francese, già ministro della sanità e oncologo di fama internazionale, che venne approvata con la risoluzione A3-0074/93  denominata Résolution sur l’interdiction du commerce des organes à transplanter, un rapporto che, oltre a descrivere un’ampia casistica, propone una serie di misure per mettere fine alle mostruose speculazioni sul prelievo di organi. 

Alla denuncia di  Schwartzenberg si oppose il ministro di Grazia e Giustizia, Giovanni Conso: «Queste accuse sono tutte false». In seguito, però, fioccarono atti sottoscritti da numerosi deputati al Parlamento italiano: l’interrogazione a risposta in Commissione numero 5/01598 datata 15 settembre 1993; l’interrogazione a risposta scritta numero 4/17629 del 15 settembre 1993; l’interrogazione a risposta scritta numero 4/17901 del 22 settembre 1993; l’interrogazione numero 5/00365 del 23 settembre 1994 e l’interrogazione 3/00239 del 26 settembre 1994.

Contestualmente due magistrati, Angelo Gargani e Cesare Martellino, identificarono un ex sacerdote italiano, tal Luca Di Nuzzo, originario di Caserta, ma naturalizzato brasiliano, che smerciava bambini in Italia e li gestiva in un orfanotrofio a Salvador di Bahia, una sorta di lager dove in un solo mese erano improvvisamente morti 31 bimbi. Le autorità brasiliane bloccarono le adozioni per l’Italia.

In seguito ci pensò René Bridel, rappresentante nell’Onu dell’Associazione Internazionale Giuristi per la Difesa della Democrazia, a denunciare: «l’Italia è il maggior importatore di bimbi brasiliani, come il più importante compratore».

Il 30 gennaio del 2009, ci pensò il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, oggi Governatore della Lombardia, in occasione dell’assemblea nazionale Unicef a riaccendere i riflettori: «Abbiamo delle evidenze di traffici di organi di minori che sono presenti e sono stati rintracciati in Italia» disse testualmente il titolare del Viminale, precisando che «le evidenze del traffico di organi di minori derivano dall’analisi incrociata dei dati sui ragazzi extracomunitari scomparsi dopo esser arrivati a Lampedusa e le segnalazioni relative al traffico d’organi inviate dai paesi d’origine alla Polizia italiana tramite Interpol». Nel 2008, su 1.320 minori approdati a Lampedusa, circa 400 sparirono e da allora non si hanno notizie.

La denuncia non colse di sorpresa il Censis, che nel Rapporto del 2008 sulla tratta di essere umani, parlò di indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Roma su un presunto traffico di minori dall’Albania all’Italia per effettuare illegalmente espianti di organi. E l’Italia, sempre secondo il Censis, sarebbe coinvolta non solo come Paese di transito, ma anche come sede di espianti.

A supporto di Maroni giunsero le parole, tra le altre, di Maria Burani Procaccini, già presidente della Commissione parlamentare bicamerale per l’infanzia: «Il ministro ha visto bene nel sottolineare questa grave emergenza che si chiama crimine».

Ovviamente, il dire del ministro leghista scatenò una ridda di polemiche. L’Aido, Associazione italiana per la donazione di organi, lo smentì affermando che «ad oggi non esiste nessuna denuncia da parte delle autorità competenti, nei confronti dei centri di trapianti del nostro Paese. Il presidente Vincenzo Passarelli, parlò «di miti, timori ancestrali, false notizie, illazioni senza conferme, falsità manifeste». La sezione italiana di Save the Children e l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiesero al ministro riscontri oggettivi rispetto ad un coinvolgimento dell’Italia nel traffico di organi.

L’Italia, dunque, è responsabile di un così efferato crimine o vittima di un’infamia?

«Un tempo – hanno riferito a La Stampa  il nefrologo Giuseppe Segoloni ed il suo collega Mauro Salizzoni, responsabile del centro trapianti di fegato della Città della Salute di Torino, primo in Europa per numero di interventi – si raccontava di ragazzi trovati anche in Italia sulle panchine dei giardini, mezzi intontiti, con una cicatrice fresca lungo il fianco. Oggi si parla di profughi partiti e mai arrivati che verrebbero uccisi, e utilizzati come macchine da organi… Prelevare qualunque organo è un intervento chirurgico complesso che non si può certo fare in una sala operatoria creata in un sottoscala».

Intanto, soltanto nel 2016 in Italia sono scomparsi 27.995 minori stranieri non accompagnati. Nel 2015 furono 21.881 i minori stranieri arrivati soli in Italia e poi resisi irreperibili: un aumento che sfiora il 45%. I dati sono stati forniti dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, Vittorio Piscitelli. «Si tratta di un dato che va letto con riferimento all’aumento dei flussi migratori nel 2016 – sottolinea il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione – e che riguarda, per l’80% dei casi, minori non accompagnati… Siamo al cospetto di un fenomeno verso il quale l’attenzione dovrebbe essere massima, perché partenze così massicce di minori destano forte preoccupazione».

«È difficile quantificare esattamente, ma sappiamo che il traffico illegale di organi esiste e vale un sacco di soldi, circa 1,2 mld»: ha detto il Segretario Generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, durante la Conferenza del 2015 in cui è stata firmata una nuova Convenzione tra 14 Paesi del Consiglio d’Europa. 

Il traffico esiste, ma fino ad oggi non è stato esibito – ufficialmente – uno straccio di prova sul coinvolgimento dell’Italia.

Antonio Marziale