La paghetta settimanale? Non è di moda

TORINO – La paghetta settimanale? Un’ abitudine finita nel cesto delle cose smesse, dimenticata dalla maggioranza delle famiglie italiane che preferiscono elargire denaro ai loro figli day by day. Senza periodicità, ritualità, programmazione. Ce lo dice un’inchiesta dell’ Osservatorio sui Diritti dei Minori sulle dinamiche adolescenziali contemporanee: solo nel 19 per cento delle famiglie (1.000 le madri intervistate sull’ intero territorio nazionale), vige ancora la paghetta settimanale, mentre il rimanente 81 per cento il denaro viene dato ai figli estemporaneamente. L’ inchiesta ha anche quantificato il costo mensile che una famiglia italiana sostiene per mantenere le primarie esigenze di un figlio adolescente: tra le 500 e le 800 mila lire. Ad incidere sul bilancio domestico sarebbero il consumo di schede telefoniche (37 per cento); l’ acquisto di capi di abbigliamento (25 per cento); l’ acquisto di videogiochi, cd musicali, videocassette (24 per cento) insieme a spese non secondarie come la benzina per il motorino o per l’ ingresso in discoteche e pizzerie Secondo il presidente dell’ Osservatorio, il sociologo Antonio Marziale, «le madri, quasi all’ unisono, addebitano la colpa di tanto consumo all’ elasticità dei propri mariti, pronti ad appagare senza regole i desideri dei figli, e qui emerge nettamente lo spirito di chi crede di poter con i soldi, sopperire alla mancanza di tempo dedicato ai figli e, più in generale, alla famiglia». Quanto al costo mensile sostenuto dalle famiglie per le necessità quotidiane dei figli, per Marziale si tratta di una cifra «pesante, perchè sono proprio gli anni adolescenziali quelli in cui deve essere pedagogicamente impartito ai ragazzi il senso della responsabilità nel gestire l’ economia. Il valore dei soldi deve godere di priorità nel processo educativo, perchè il rischio è di ritrovarsi davanti a persone che, superata la fase evolutiva, non risultano abbastanza forgiate e mature per dirigere una famiglia.

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