Celentano, Rai nella bufera

ROMA – A RaiUno giurano che il nuovo show di Celentano sarà una bomba. Di certo il suo titolo è già una buona miccia sulle polveri delle polemiche politiche. 125 milioni di cazzate è un titolo imbarazzante sulla bocca delle Signorine buonasera, ma anche per Maurizio Beretta, direttore della rete ammiraglia, è un discreto choc: «Quel titolo è una proposta di Celentano, non condivisibile da RaiUno. L’ ho già spiegato a Celentano». I titoli di riserva? «Gli autori si stavano esercitando, da Perché proprio io? a Il gesto folle di un artista». Il programma parte il 26 aprile, c’ è qualche giorno per riflettere, ma dai dietrologi della Rai arriva già un responso: il titolo è solo un’ astuta mossa pubblicitaria, il Molleggiato sarebbe pronto a fare “oscurare” la parola incriminata (il presidente Zaccaria lo fa già capire), così l’ azienda può salvare la faccia. Ma l’ occasione è ghiotta, com’ era prevedibile la destra ha sparato ad alzo zero contro la «volgarità» del Servizio pubblico, mentre la sinistra ha preso le difese dell’ artista con massicce dosi di ironia. I senatori di An sentenziano: «Se devono ricorrere alla volgarità fin dal titolo per far parlare del proprio programma, vuol dire che Celentano e la sua ben nutrita pattuglia di autori, non hanno più idee». Gian Piero Gamaleri, del Cda Rai, si chiede «quali provvedimenti saranno adottati per scongiurare questa ennesima grave scivolata per l’ immagine della Rai?». Ma per Giuseppe Giulietti (Ds) è «una autentica “cazzata” aprire un dibattito sul titolo di una trasmissione. Mi rendo conto che l’ espressione non è oxfordiana, ma a Montecitorio ho sentito di peggio. E Gamaleri spero resista 24 mila secondi prima di dimettersi di nuovo». Per Fabio Mussi, capogruppo alla Camera dei Ds, l’ importante «è evitare di fare “cazzate” in tv. Sarebbe meglio proibire in tv le apparizioni di Bossi, che dice cose molto più gravi e pesanti». Visto da destra, il titolo è «francamente brutto»: lo decreta Mario Landolfi, presidente della Commissione di Vigilanza, aggiungendo che «Celentano è Celentano e quindi non ha bisogno di stupire a tutti i costi per fare audience». Da sinistra, il consigliere Vittorio Emiliani la vede diversamente: «Celentano ha scelto per il suo titolo una delle parole più usate nel parlare quotidiano. Farne materia di scandalo è curioso». L’ Osservatorio dei diritti sui minori parla di «insulto perpetrato principalmente ai danni dei soggetti in età evolutiva» e Antonio Marziale invita la Chiesa a «ritirare la licenza di trasmettere le funzioni liturgiche su RaiUno». Ma, a sorpresa, il Moige (Movimento italiano genitori) assolve il Molleggiato. «Ben venga un gergo entrato nell’ uso comune della gente, specie dei giovani», spiega Maria Rita Munizzi: «Siamo perplessi di questo facile e banale moralismo con cui si mette all’ indice un linguaggio più deciso». Tollerante persino l’ Adusbef (che l’ anno scorso denunciò il cantante per pubblicità occulta), che stigmatizza: «Tra tutte le “cazzate” propinate ed ammannite quotidianamente del servizio pubblico, quella di Celentano ci sembra la più innocua ed apprezzabile». Pippo Baudo, vecchia volpe televisiva, commenta con freddezza il provocatorio titolo: «Non è che sia volgare, è soprattutto inutile». Mentre i frati francescani di Assisi si inseriscono nel dibattito con un detto latino: «Sapientis est mutare consilium». Tradotto: «Cambiare idea è cosa saggia». Padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro convento, spiega: «Ci siamo espressi in latino perché crediamo nell’ intelligenza di chi è chiamato a gestire il servizio pubbloico». Un messaggio che va al cuore di Adriano Celentano, che oggi a Milano presenterà il suo nuovo, chiacchieratissimo, show.

Leandro Palestini

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