Il Garante Marziale a Mattarella, Gentiloni, Orlando ed altre autorità: “Non chiudete il Tribunale per i minorenni”.

TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEL GARANTE ANTONIO MARZIALE:

Al Sig. Presidente della Repubblica

On. Sergio Mattarella 

 Al Sig. Presidente del Senato

Sen. Pietro Grasso

 Alla Sig.ra Presidente della Camera dei Deputati

On. Laura Boldrini 

Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Paolo Gentiloni 

Al Sig. Ministro della Giustizia

On. Andrea Orlando

Alla Sig.ra  Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

On. Maria Elena Boschi

 

On.le Sig. Presidente della Repubblica e On.li Autorità Istituzionali,

esprimo grande preoccupazione per la notizia che il Senato stia per approvare la riforma che porterà alla soppressione tout court dei Tribunali e delle Procure per i Minorenni (DDL. 2284) nel testo già approvato dalla Camera nel marzo 2016, e l’introduzione di non meglio specificate ‘sezioni specializzate’ per la persona, la famiglia e i minori presso i Tribunali Ordinari e di ‘gruppi specializzati’ presso le Procure Ordinarie.

Ribadisco la mia netta contrarietà a tale scelta fortemente penalizzante per gli interessi dei bambini e degli adolescenti, senza dimenticare che gli attuali Tribunali e le Procure Minorili trovano il loro fondamento proprio nella Carta Costituzionale e, in particolare, nel principio di protezione dell’infanzia e della gioventù (art. 31 della Costituzione).

Lo stesso concetto di specializzazione del giudice minorile non può essere accantonato, né mortificato dalla logica dei numeri e dei flussi, in un’ottica aziendalistica in vista di un risparmio di risorse e di limitato orizzonte, in quanto da sempre il processo minorile rappresenta un unicum nel suo genere, il cui fine è diretto alla ricerca di forme adatte per la rieducazione dei minorenni.

D’altronde, anche, l’Unione Europea ha fatto propri i valori e i principi ai quali si ispira il nostro ordinamento, ribadendo, da una parte, la necessità di potenziare la specializzazione dell’intervento giudiziario minorile, e dall’altra, evidenziando la funzione preventiva e la specificità rispetto alla giustizia ordinaria.

La promozione e la tutela dei diritti dei bambini costituiscono, infatti, una priorità della politica dell’Unione Europea e degli Stati membri, senza dimenticare che lo scorso anno (21 aprile 2016) è stata approvata una direttiva che rafforza i diritti dei minori nei procedimenti penali, prevedendo una serie di garanzie procedurali per i minori (ossia persone di età inferiore ai 18 anni) indagati o imputati per un reato, garanzie supplementari rispetto a quelle che già si applicano a indagati e imputati adulti.

Il ruolo dei Tribunali e delle procure Minorili non può essere sacrificato nella sua autonomia, ingenerando il rischio che si perda anche qualcosa in termini di funzionalità e centralità, diventando una sezione tra le tante e con giudici che esercitano una funzione senza quella ‘vocazione’ che contraddistingue i giudici minorili.

Si ricorda che nel campo civile le competenze coprono il settore dell’adozione, del controllo della responsabilità (ex potestà) genitoriale, della dichiarazione di idoneità all’adozione internazionale.

Sul campo penale, forte è la preoccupazione sul versante della Procura minorile che ha una sua specificità rispetto a quella ordinaria ispirandosi ad una logica inquirente completamente diversa. Con la riforma, infatti, ‘nei gruppi specializzati’ è fortemente compromessa l’esclusività delle funzioni del pubblico ministero, che svolgerebbe, contemporaneamente, compiti di tutela dei bambini e degli adolescenti e funzioni penali ordinarie.

Il Pubblico Ministero dell’adulto, infatti, dovendo accertare il fatto, ha un compito di sicurezza sociale prevalente, mentre il pubblico ministero minorile, invece, ha un’attitudine educativa e, quindi, nelle sue richieste e indagini deve prestare un’attenzione particolare al minore. Sarebbe davvero singolare l’idea di un PM che, da un lato, indaga il genitore maltrattante e, dall’altro, promuove l’intervento a tutela del minore maltrattato.

Per quanto riguarda il processo penale minorile, occorre rilevare che, a differenza del processo per gli adulti, il procedimento si ferma nella maggior parte dei casi all’udienza preliminare con l’accesso ai vari riti alternativi e solo una quota residua prosegue in fase dibattimentale, registrando un successo nel suo funzionamento (processo poco costoso), in quanto l’utilizzo degli strumenti deflattivi consentono, da una parte, la rapida fuoriuscita dal processo penale del minore (l’irrilevanza, l’immaturità, il perdono, la messa in prova), e, dall’altra, rappresentando il carcere minorile l’extrema ratio, una diminuzione dei reati commessi da parte dei minori.

Ultimo in ordine di disamina, ma non di minore importanza, è l’esperimento del dott. Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, un Tribunale reso all’avanguardia per l’allontanamento dei minori da contesti familiari mafiosi, dando loro la chance di una vita diversa dall’unica conosciuta nelle loro famiglie di ’ndrangheta. Davvero singolare è il fatto che a chiedere l’allontanamento siano le stesse madri, le quali consapevoli della sofferenza di lunghe carcerazioni o dalle morti dei familiari, accettano i programmi educativi e le prescrizioni imposte, nella speranza di salvare i loro figli da un destino ineluttabile. Figli che, a loro volta, si premurano di ringraziare lo stesso Presidente Di Bella per averli messi in cognizione di progredire nel campo della didattica e di sperimentare una nuova vita all’interno di contesti associativi dove la legalità è padrona di casa.

Con la viva speranza che questa mia riflessione possa generare una rinnovata coscienza volta, non già a sopprimere, bensì a rafforzare il Tribunale per i Minorenni, l’occasione mi è gradita per porgere i miei più sinceri e deferenti ossequi.

Cav. Dott. Antonio Marziale

Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria