Il Garante Marziale: “Famiglie sole e militari impotenti, quadro desolante da tragedia di Lavagna”

“Una madre che si rivolge ai militari per scongiurare la tossicodipendenza del proprio figlio minorenne e le riflessioni del generale della Guardia di Finanza, che ha accolto la richiesta della donna, la dicono lunga sulla mancanza di politiche di prevenzione e sensibilizzazione efficaci, nonostante decenni di dibattiti arenatisi contro gli scogli della tolleranza e della normalizzazione”: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in merito alle dichiarazioni del generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Genova, che ha gestito la perquisizione in casa del 16enne di Lavagna che poi si è ucciso gettandosi dalla finestra dopo essere stato trovato in possesso di 10 grammi di hashish.

“Non abbiamo esatta contezza di quanti minorenni siano coinvolti dal fenomeno, ma certamente sono tantissimi e in crescendo – continua il sociologo – inghiottiti nel magma indifferenziato di uno spaccio sconfinato e impunito, anche negli angoli più illuminati e in vista dei centri urbani e a ridosso di scuole. Eppure, quanti sono preposti a legiferare rimangono impantanati nel fango di un dibattito politico che, dividendosi tra proibizionisti ed antiproibizionisti, perdono solo del tempo utile ad intervenire per strappare alla morte giovani esistenze”.

Per Marziale, attualmente anche Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria: “È necessario che il dibattito culmini prima possibile in provvedimenti ponderati, che non trascurino di togliere ai mercanti di morte tutte le attenuanti possibili ed immaginabili di cui godono, perché chi spaccia sa di poter uccidere. E soprattutto – conclude il sociologo – lo Stato ripensi alle politiche sociali del Paese, distrutte dalla rincorsa agli indici finanziari a scapito dei bisogni dell’uomo, perché dice bene il generale Nisi quand’afferma che più che militare l’intervento di cui le famiglie hanno bisogno è psicosociale, ma inattuabile perché i bilanci, così floridi in altri capitolati, piangono miseria in tema di welfare”.