Adolescenti bulli, ma… degli adulti ne vogliamo parlare?

di Antonio Marziale

Quando sentiamo parlare di bullismo o cyberbullismo, la nostra mente va a giovanissimi prepotenti – sempre esistiti – che prevaricano i più deboli, li vessano, li deridono, li picchiano. Ebbene, faremmo meglio a guardare alla realtà con occhi meno “stereotipati”, smarcandoci dalla letteratura che plasma la nostra memoria ed assumendoci le dovute responsabilità, a dispetto dei soloni parlanti che fanno a gara per sciorinare teorie volte a mostrarci un’adolescenza irresponsabile e violenta come mai prima d’ora.

“Non si parla al telefonino mentre si è a tavola”: ma a telefonare ci pensano mamma e papà, giustificati dall’ essere adulti.

“Non si sta per ore davanti a Facebook”: però, mamma e papà possono, perché adulti e davanti al video marciscono.

“Il primo che parla o chatta durante la lezione lo sbatto fuori”: il\la prof. può, lui\lei è una persona adulta e lo\la chiamano da casa per un’urgenza.

“Dai, entra duro, spaccagli le ossa”: grida il papà sugli spalti, guardando al suo bimbo come fosse Cristiano Ronaldo.

“Sei la più bella, se non ti prendono al Talent Show se la vedranno con me”: rassicura l’insicura mamma.

“Levati dai piedi, non vedi che il semaforo è verde? Spostati cretino, altrimenti scendo dalla macchina e ti spacco il grugno”: urla il papà intrappolato nel traffico.

I mezzi di informazione, poi, ci propinano quel tale che commette reati ed assurge a divo dei salotti televisivi, a leader incontrastato delle copertine patinate, ad ospite strapagato delle discoteche e dei locali più gettonati. Facebook ci dispensa quei tipi che incitano alla violenza e raccolgono centinaia di migliaia di like su pagine contro i bimbi down, a favore di assassini dei quali chiedono la liberazione, passando per le sorelle, cugine, cognate, suocere, nuore e affini che se le dicono di santa ragione con tanto di tifoserie al seguito. M e r a v i g l i o s o !

Si, dai, celebriamo il Safer Internet Day e dispensiamo consigli ai nostri figli, facciamoli sentire delle cacche, diciamogliene di tutti i colori e prendiamocela con qualcun altro, delegando poi al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza più vicino la responsabilità di “fare qualcosa”.

Quest’anno è andata così, ma l’anno prossimo vogliamo aggiungere il sostantivo Hypocrisy? In fondo non sta male, Safer Hypocrisy Internet Day