Adolescenti che ammazzano i genitori. Chi sono? Perché lo fanno? Come prevenire?

di Antonio Marziale

Il fenomeno dei figli adolescenti che uccidono i propri genitori non è statisticamente emergenziale nel nostro Paese, tuttavia basta un caso a destare raccapriccio e sgomento.

Tracciare il profilo del matricida o del parricida è difficile, perché esso non ha connotazioni che si ripetono al punto da poterne trarre un identikit standard, molto conta il vissuto di questi ragazzi, ossia la loro realtà interiore, le riflessioni sul proprio “sé”, l’immagine di “sé” nel rapporto con gli altri, principalmente con i membri del nucleo familiare cui appartengono.

L’omicidio di un genitore, da parte di figli adolescenti, può configurarsi come un atto apparentemente privo di motivazioni strumentali, ma con significati simbolici, che nella prospettiva sociologica sono riconducibili ad un’espressione di sottocultura conflittuale.

Secondo la maggior parte di letteratura scientifica al riguardo, questa tipologia di omicidi è legata ad un atto impulsivo che coinvolge le proprie relazioni interpersonali e affettive, che tocca la sfera privata delle relazioni parentali ed è riconducibile alla perdita del controllo, ad impulsi distruttivi che prevalgono: uccidono perché viene meno il “guardiano” interno adibito al controllo degli impulsi distruttivi.

In realtá, i fattori di rischio familiari non sono esclusivamente determinati da “patologie delle relazioni”, ma anche da fattori esterni, sociali, come l’uso di droga, l’ignoranza e l’instabilità familiare. In molti casi, è stato rilevato, i comportamenti violenti giovanili trovano terreno fertile proprio nelle disfunzioni familiari e in molteplici forme di abusi [anche solo psicologici] subiti dentro casa. Famiglie abusanti, episodi di bullismo, giochi violenti, pornografia, rabbia, depressione, tendenze al suicidio e appartenenza a sette sataniche, vengono indicati come i fattori più comuni riscontrati tra i ragazzi che uccidono.

Che fare? La prospettiva trattamentale ancorata ad un modello medico-diagnostico è sempre un riferimento imprescindibile nei programmi di prevenzione, ma nei confronti dell’aggressività nulla può più della famiglia: un ambiente familiare positivo e quanto più sereno possibile viene indicato, da più studi ed osservazioni, come il fattore di prevenzione e protezione più efficace.