Le capacità tecnologiche dei bambini non sono sintomatiche di intelligenza superiore alla media, anzi…

di Antonio Marziale

Esistono, ormai, risposte sempre più attendibili sugli effetti legati all’utilizzo eccessivo di materiale tecnologico, che consigliano vivamente di non sovraesporre bambini alla tecnologia, ed invece la quantità di tempo che i bambini e gli adolescenti trascorrono mediamente incollati ad un video è esponenziale.

I genitori non possono limitarsi a guardare con ammirazione alla destrezza con cui i piccoli interagiscono con il mouse o con la tastiera, immaginando una loro intelligenza superiore alla media solo perché sono bravi ad eseguire le “istruzioni d’uso” come ligi soldatini telecomandati. Molta attenzione deve essere posta agli effetti cognitivi che possono derivare da un utilizzo smodato di strumenti tecnologici e da interminabili immersioni in realtà virtuali e digitali. Mamme e papá devono vigilare sulla pervasività di telefonini e tablet, soprattutto quelli senza tastiera e con interfacce tattili che, di fatto, riducono la qualità della scrittura a messaggini limitanti le opportunità di conversazione e dialogo intergenerazionale.

Un richiamo dell’Accademia dei Pediatri degli Stati Uniti d’America stimola a che l’utilizzo dei dispositivi mobili sia diluito secondo le seguenti modalità: uso proibito ai bambini da 0 a 2 anni, un’ora al giorno per quelli da 3 a 5 anni, 2 ore per quelli da 6 a 18 anni. L’Accademia dei Pediatri spiega che il repentino sviluppo del cervello nei bambini può essere condizionato dagli stimoli tecnologici che espongono i fruitori a deficit dell’attenzione, a ritardi nello sviluppo cognitivo, a difficoltà nell’apprendimento e ad aumento di comportamenti impulsivi. Tra gli altri disturbi individuati: obesità, turbe del sonno, depressione, ansia, deficit nell’attenzione, disordini bipolari, aggressività, demenza digitale ed altre forme di natura psichica.

Certamente la tecnologia offre ai bambini e agli adolescenti sempre maggiori opportunità di apprendimento e di sviluppo di nuove conoscenze, in discussione è la quantità in termini di tempo di fruizione e non già le tecnologia di per se: parafrasando, una birra non fa male, ma dieci birre sicuramente si.

Il discorso vale anche per gli adulti, che – si narra – trascorrono attaccati al telefonino, al tablet o al pc più tempo dei loro pargoli e troppi di loro sono finiti dallo psichiatra a curare malattie da dipendenza.